La figura dell’impiegato nel modernismo europeo/4

000000000000000MassimilianoImpiegato00001 Pubblichiamo il quarto di una serie di interventi sul tema dell’impiegato nella letteratura del XIX e del XX secolo. Questi interventi hanno la loro origine nel corso di Letterature comparate dell’Università di Perugia, e sono stati scritti sia da docenti, che da studenti che a quel corso hanno preso parte attivamente. L'introduzione a questo ciclo di post si può leggere qui. Il secondo intervento qui. Il terzo qui.

La figura dell’impiegato nel modernismo europeo

Il modernismo europeo fa sua la descrizione dell’impiegato tratteggiata da Dostoevskij ne Il sosia e in Memorie del sottosuolo. Eludendo la tradizione francese, che da Balzac in poi sembra più attenta ad una rappresentazione corale del mondo impiegatizio piuttosto che ad una focalizzazione sul singolo, si nota che autori come Kafka (La metamorfosi su tutti), Joyce (Rivalsa e Un caso pietoso), Svevo (da Una vita a Una burla riuscita), Pirandello (Il treno ha fischiato e Tu ridi) e Tozzi (Ricordi di un giovane impiegato) mostrano delle costanti, in continuità con quanto anticipato dal mondo russo.

Innanzitutto il mondo chiuso dell’ufficio è un campo di battaglia, in cui il personaggio deve sopportare primariamente l’aperta ostilità dei suoi colleghi, senza del resto avere la forza sufficiente per battersi con loro: nei Ricordi di un giovane impiegato ad esempio Leopoldo Gradi nota che, quando si presenta alla stazione di Pontedera dove è stato assunto, i suoi futuri compagni «sembrano adirati e scontenti»; e così accade in Una vita (Alfonso Nitti non gode della complicità di nessuno), in Una burla riuscita (Somigli è deriso per i suoi sogni letterari), o, per uscire dai confini italiani, a Farrington, in Rivalsa, che vede gli altri rivolgersi a lui «in tono brusco». Ma ancora più minacciosa è l’ostilità dei superiori: in Tu ridi, ad esempio, Pirandello descrive un capoufficio che compare in sogno per «cacciare la punta del suo crudele bastone nel deretano» dei suoi impiegati; in Rivalsa Mr Alleyne può ingiuriare Farrington urlandogli contro: «Ma voi non sapete niente di niente!»; mentre ne La metamorfosi il procuratore ha chiaramente un ruolo censore e di controllo.

Il libro immateriale

000000000000000000000ebook Il mondo come libro

La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.

Lettera aperta a Matteo Renzi

000000000000000precariuniversità00001 Questa lettera è giù uscita su Il fatto quotidiano.

Caro Matteo Renzi, le scrivo perché ogni giorno sento lei e i suoi ministri parlare di cambiamento, di rinnovamento, di riforme. Soprattutto quest’ultima voce parrebbe potersi caricare di promesse e di speranze al sapore di “realtà effettuale”, per dirla con Machiavelli: si sta riformando, a sentir voi, quest’Italia dei figli e dei nipoti le cui condizioni sociali ed economiche per una larga maggioranza degradano rispetto a quelle dei nonni e dei padri, si stanno rinnovando, da quel che proclamano interviste e tweet quotidiani, la scuola e l’università, ovvero i settori su cui gli stati moderni hanno basato la loro crescita anche materiale, perché non può esserci sviluppo senza ricerca e senza avanzamento delle conoscenze.

The Hateful Eight è un film bruttissimo! (Recensione senza spoiler)

0000000000000HatefulHeight00001 Qualche sera fa ho assistito ad una proiezione dell'ultimo (l’ottavo) film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, girato in un prezioso (pretenzioso?) 70mm e che da oggi (4 febbraio) fa la sua comparsa nei cinema italiani. Già a partire da novembre siamo stati sottoposti da un’intensiva campagna marketing e non è arduo prevedere che il film contenderà al Quo vado di Zalone e al redivivo Di Caprio il record di incassi ai botteghini nostrani. Ho atteso con impazienza questo film: non sono un fan delle ultimissime cose di Tarantino, ma conosco a memoria Pulp Fiction e sono uno di quelli ancora convinti che Ezechiele 25.17 sia davvero un passo della bibbia.

«I would prefer not to»: su Bartleby lo scrivano di Melville. La figura dell’impiegato nella letteratura dell’Otto e del Novecento/3

0000000000000RinaldiImpiegato00001 Pubblichiamo il terzo di una serie di interventi sul tema dell’impiegato nella letteratura del XIX e del XX secolo. Questi interventi hanno la loro origine nel corso di Letterature comparate dell’Università di Perugia, e sono stati scritti sia da docenti, che da studenti che a quel corso hanno preso parte attivamente. L'introduzione a questo ciclo di post si può leggere qui. Il secondo intervento qui.

Elogio della lezione frontale. Il multimediale, le parole e il gesso

0000000000000Contulezionefrontale So utilizzare bene il pc

Lo so usare perché mi è sempre piaciuto farlo o semplicemente perché appartengo a una delle prime generazioni che l’ha usato fin dall’infanzia. A sette anni digitavo load/return su un Commodore 16 (ma avevo già messo le mani su un Vic 20), a dieci iniziavo a scrivere linee di Basic con il Commodore 64. Al liceo mi sono fatto regalare un Amiga 2000 per la possibilità di fare programmazione e utilizzare Workbench oltre che giocarci a SWOS. Ho visto, utilizzato e smontato tutte le versioni di Windows: dal primo a Win 95, per passare al 97, dal 2000-XP-Vista-7-8 fino all’attuale Win 10.

Conservazione/innovazione o destra/sinistra

0000000000000Corlito00001 Nell'editoriale de La Repubblica del 16 gennaio, il nuovo direttore, Mario Calabresi ha scritto a proposito della contemporaneità che “la nostra società, senza aspettare la politica e dividendosi più sull’asse conservatorismo e innovazione che su quello destra-sinistra, ha aggiornato la sua agenda”. Subito dopo ha rivendicato “una mentalità illuminista”, cioè la razionalità che ci può spiegare scientificamente la realtà, rivendicando con ciò la lezione a sostegno dell'Illuminismo del fondatore del giornale, Eugenio Scalfari. Così ha preso parte nell'attuale dibattito teorico-politico, anche se Il fatto quotidiano, commentando l'editoriale, con cui il precedente direttore de La Repubblica, Ezio Mauro, si accomiatava dai lettori, sostiene che la battaglia per cui quel giornale è nato, cioè contribuire alla costruzione di una democrazia moderna e compiuta, è finita con una sconfitta.

Tre capitoli di La Rancura di Romano Luperini

0000000000rancuraromano Pubblichiamo un estratto dal romanzo di Romano Luperini La rancura. Poiché il romanzo è diviso in tre parti si danno qui in anteprima un capitolo per ciascuna di esse. Col capitolo della prima parte (In un casino) siamo negli anni del fascismo, con quello della seconda (La manifestazione femminista) negli anni settanta, con quello della terza (La selezione del Grande fratello) nell’era berlusconiana. Tornando alla terza puntata di questo Diario il lettore può agevolmente inquadrare nella vicenda i tre capitoli qui riportati.

Giustificazioni dell'autore avventizio circa alcune scelte compiute nel suo romanzo/4

0000000000rancuraromano

Le tre parti del romanzo (Memoriale sul padre, Il figlio, Il figlio del figlio) corrispondono a tre generi narrativi diversi. La prima (la storia del padre negli anni del fascismo e della resistenza) oscilla fra il romanzo storico e il memoriale e si avvicina alla docu-fiction: del romanzo storico ha l’alternanza fra invenzione e ricostruzione di fatti realmente accaduti (molti personaggi, qui come nella parte successiva, sono realmente vissuti e chiamati col loro vero nome), del memoriale il pathos del ricordo, della docu-fiction la documentazione. La seconda (la storia del figlio fra gli anni del dopoguerra e della contestazione e quelli di piombo) ha l’aspetto del resoconto autobiografico in prima persona ma in realtà si muove nell’ambito dell’autofiction; accanto a fatti realmente accaduti all’autore ve ne sono altri invece inventati o ricostruiti su documenti d’epoca. La terza (la storia del figlio del figlio, ambientata nel 2005) è un racconto oggettivo in terza persona, ma vi si incontrano anche riscritture ironiche di precedenti testi dell’autore. I due protagonisti delle prime due parti (il padre e il figlio) dapprima sono visti prevalentemente dall’interno, poi, nella parte immediatamente successiva a quella in cui compaiono per la prima volta, sono considerati e giudicati anche dall’esterno, in modo che il lettore non sia orientato in un’unica direzione e abbia una prospettiva valutativa aperta e problematica.

La nuova letteratura e voi

kirchner artistin marcella 1910Tre anni fa

Il prossimo 29 gennaio Laletteraturaenoi compirà tre anni. Tre anni fa l'inizio delle pubblicazioni fu aperto da una breve presentazione di Romano Luperini, che dirige il blog dalla sua fondazione. Luperini intitolò quell'intervento Perché questo spazio. Lo riportiamo per intero, poiché sentiamo la necessità di interrogare nuovamente i 'perché' del nostro lavoro e di abbozzare un primo bilancio in pubblico.

Ascoltare e parlare: per una scuola dialogica

piv015Pubblichiamo un intervento di Antonio Vigilante in risposta all'articolo Difesa della lezione frontale del nostro collaboratore Daniele Lo Vetere, uscito lunedì 11 gennaio.

Rispondo con questo articolo alla riflessione di Daniele Lo Vetere, collega che personalmente conosco, sulla lezione frontale. Poiché l'articolo è lungo, enuncio subito la mia tesi: non si tratta di essere pro o contro la lezione, ma di affrontare il nodo della frontalità. Qualsiasi pratica didattica, non solo la lezione, è inefficace nella misura in cui è docente e studenti si fronteggiano.