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diretto da Romano Luperini

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Il presente e noi

Contiene saggi e interventi su temi e questioni di attualità.

Lettera aperta a Matteo Renzi

000000000000000precariuniversità00001 Questa lettera è giù uscita su Il fatto quotidiano.

Caro Matteo Renzi, le scrivo perché ogni giorno sento lei e i suoi ministri parlare di cambiamento, di rinnovamento, di riforme. Soprattutto quest’ultima voce parrebbe potersi caricare di promesse e di speranze al sapore di “realtà effettuale”, per dirla con Machiavelli: si sta riformando, a sentir voi, quest’Italia dei figli e dei nipoti le cui condizioni sociali ed economiche per una larga maggioranza degradano rispetto a quelle dei nonni e dei padri, si stanno rinnovando, da quel che proclamano interviste e tweet quotidiani, la scuola e l’università, ovvero i settori su cui gli stati moderni hanno basato la loro crescita anche materiale, perché non può esserci sviluppo senza ricerca e senza avanzamento delle conoscenze.

Conservazione/innovazione o destra/sinistra

0000000000000Corlito00001 Nell'editoriale de La Repubblica del 16 gennaio, il nuovo direttore, Mario Calabresi ha scritto a proposito della contemporaneità che “la nostra società, senza aspettare la politica e dividendosi più sull’asse conservatorismo e innovazione che su quello destra-sinistra, ha aggiornato la sua agenda”. Subito dopo ha rivendicato “una mentalità illuminista”, cioè la razionalità che ci può spiegare scientificamente la realtà, rivendicando con ciò la lezione a sostegno dell'Illuminismo del fondatore del giornale, Eugenio Scalfari. Così ha preso parte nell'attuale dibattito teorico-politico, anche se Il fatto quotidiano, commentando l'editoriale, con cui il precedente direttore de La Repubblica, Ezio Mauro, si accomiatava dai lettori, sostiene che la battaglia per cui quel giornale è nato, cioè contribuire alla costruzione di una democrazia moderna e compiuta, è finita con una sconfitta.

La nuova letteratura e voi

kirchner artistin marcella 1910Tre anni fa

Il prossimo 29 gennaio Laletteraturaenoi compirà tre anni. Tre anni fa l'inizio delle pubblicazioni fu aperto da una breve presentazione di Romano Luperini, che dirige il blog dalla sua fondazione. Luperini intitolò quell'intervento Perché questo spazio. Lo riportiamo per intero, poiché sentiamo la necessità di interrogare nuovamente i 'perché' del nostro lavoro e di abbozzare un primo bilancio in pubblico.

Una risposta a Valentino Baldi sull'immigrazione

0000000Zigeuner Pubblichiamo un intervento di Giovanni Pontolillo in risposta al pezzo di Valentino Baldi uscito il 21 settembre 2015.

Una questione urgente

Il tono scarsamente conciliante di questa risposta si deve all’urgenza dei problemi suscitati ma lasciati in ombra da un articolo che Valentino Baldi ha dedicato al fenomeno delle migrazioni di massa, letto freudianamente come formazione di compromesso. Questa la tesi: «la mia formazione di compromesso è questa: sbaglia chi dice “tornate a casa vostra”, e questo era forse abbastanza scontato, e sbaglia chi dice “venite qui, c’è posto per tutti”».

Qualche considerazione su formazione di compromesso e crisi dei migranti

0000Immigrazione Fra le più importanti categorie che Freud ci ha lasciato in eredità c’è quella di formazione di compromesso. Si tratta di uno scontro fra forze psichiche che sono opposte ma convivono all’interno della nostra mente. A livello logico, la formazione di compromesso consente a istanze contraddittorie di convivere in perfetta armonia. Essere d’accordo e in disaccordo - contemporaneamente e senza soluzione di continuità - con qualcosa, sostenere e contrastare nello stesso tempo e in modo ugualmente forte uno stesso fenomeno: un paradosso che la nostra coscienza non riesce ad accettare, ma che pure il nostro inconscio continuamente autorizza.

Essere di sinistra. Qualche minima proposta

img 8311. Essere di sinistra significa che esiste un'unica appartenenza: quella dell'essere sociale. Non ci si salva da soli; l'essere umano o è sociale o non lo è.

2. Essere di sinistra è la risposta a un bisogno di significato che sia capace di unire e non dividere gli uomini. La sinistra è dunque un valore, prima (assai prima) di essere un programma politico o economico. Oggi si tratta anzitutto di conoscere o di riconoscere tale valore.

3. Essere di sinistra è un valore e, come tale, non è dimostrabile. Scegliere di stare a sinistra nel mondo non è scegliere una certezza, ma una possibilità. Si tratta di una scelta a rischio, non garantita da nulla. Basata solo su un'ipotesi razionale (il senso di appartenenza all'umanità) e su una necessità etica (è meglio ciò che unisce di ciò che divide).

Quando arriva lui

silvio-berlusconiQuando arriva lui, il capo del partito, la regia è mobile, con tre telecamere sopra l’auto blu, coi vetri fumé, d’ordinanza. Anche se le ultime immagini pubbliche del padrone di Mediaset e del Milan sono state tutte con gli occhiali scuri e in piazza del Popolo, per la verità gremita, c’è un sole alto, Silvio Berlusconi è senza occhiali. Segno che gli occhi guariscono quando si tratta della piazza e si ammalano improvvisamente quando invece si ventila la possibilità dell’aula di tribunale. Questo scriveranno i giornali “comunisti”. D’altronde per lui e per la gente che è in piazza non c’è crisi che tenga, “comunista” è tutto ciò che è nemico. I magistrati sono “comunisti”, la Germania è “comunista”, perfino i banchieri della Banca Centrale Europea sono un po’ “comunisti”. Ma le cose sorprendenti di questo comizio dei liberali di destra (lui li chiama così, anche se tutto sembrano ad una prima occhiata, tranne che liberali di destra) sono, da un lato, l’euforia smodata della gente, dall’altro, la precisione del tutto, dal punto di vista organizzativo.

Dopo le elezioni

follaSiamo entrati in un tempo in cui il senso della storia, dell’etica e dell’impegno civile non solo sono diventati meno frequenti ma hanno cambiato natura. Siamo dentro una fase storica in cui il senso della storia, quando ci sia, è senza storicismo, il senso dell’etica, sempre più raro, è senza morale precostituita e il senso dell’impegno civile, comunque poco presente, è senza più nazione o popolo.