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diretto da Romano Luperini

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Il presente e noi

Contiene saggi e interventi su temi e questioni di attualità.

Il terrorismo surreale

Contu 20140724 036Con i fatti di Monaco siamo entrati nella fase del terrorismo surreale.

Surreale è stato il comportamento del terrorista, un ragazzo di 18 anni, disturbato mentale, che non era armato di kalashinov, non aveva cintura esplosiva né bombe ma solo una pistola, e dopo aver ammazzato otto persone è salito allo scoperto, sul tetto di un supermarket, ha passeggiato diversi minuti un po’ nervoso, ma indisturbato, senza destare l’attenzione né degli elicotteri che volteggiavano in alto (ma avevano un’altra missione, è stato detto) né della polizia accorsa dal basso, ha ingaggiato una discussione durata qualche minuto con un abitante della zona che lo ingiuriava da una finestra, e poi si è dileguato, per suicidarsi un paio d’ore dopo a un chilometro di distanza.

Nizza e la nuova guerra mondiale: riflessioni di un'insegnante di letteratura

angelucci lacrime Avevo in mente di scrivere un articolo sulla letteratura, la critica e l’insegnamento ma i drammatici fatti di Nizza hanno sparigliato tutti i miei pensieri, i ragionamenti, le riflessioni che si aggrumavano nella mia mente in queste ultime settimane. Mi spingono, mi costringono a ripensarli sotto un diverso profilo.

La lezione della Grecia

grendene 20150325 0071 La lezione della Grecia, ci viene detto, è di quelle che non si devono imparare. Il 6 luglio dello scorso anno il referendum indetto da Syriza, la vittoria del ‘no’ alle richieste europee e la successiva (13 luglio) imposizione di misure economiche punitive hanno provocato una fibrillazione nell’opinione pubblica europea; poi, nel giro di qualche settimana, la questione greca è scomparsa dai media, così come l’ordine di problemi da essa sollevata. Più in particolare, l’interpretazione che è stata fornita di tutta la vicenda, anche da posizioni di centrosinistra per così dire legittimiste (nel senso del sostegno alla legittimità dell’ordine economico) ha permesso di formalizzarla quale caso isolato: un paese piccolo, mediterraneo, particolarmente disposto allo spreco, economicamente debole può essere sì aiutato dagli altri stati europei, ma solo fino ad un certo punto; se le richieste passano il limite, va messo al suo posto; altrimenti se ne vada, ma non vengano a lamentarsi. D’altra parte, si sa: chi troppo vuole nulla stringe.

Scozia e Brexit: Gli autonomismi sono tutti uguali?

Map 1 17 settembre 2014. Alla vigilia del referendum per l’indipendenza scozzese, l’ufficio stampa del gruppo lombardo della Lega Nord annuncia così l’imminente missione di un gruppo di delegati «a sostegno degli ideali scozzesi»:

Ore 14:49

Referendum Scozia. Ciocca (LN): «Lega Nord sarà ad Amburgo a sostegno di ideali scozzesi»

Ore 15:11

Referendum Scozia. Ciocca (LN): «Lega Nord sarà a Strasburgo a sostegno di ideali scozzesi»

Ore 15:52

Referendum Scozia. Ciocca (LN): «Lega Nord sarà ad Edimburgo a sostegno di ideali scozzesi»

Riletta circa ventun mesi dopo, la notizia risulta ancora più grottesca di quanto non fosse in partenza. Quale fosse la capitale della Scozia lo si sapeva già prima, chi più chi meno; ciò che non era ancora così chiaro a molti italiani, invece, era che gli «ideali scozzesi» avessero poco a che fare con il populismo e l’euroscetticismo delle zelanti camicie verdi. Per quel tipo di mercanzia conveniva piuttosto cercare in Inghilterra, dalle parti di Johnson o Farage.

Brexit. Considerazioni ai margini dell’Impero

DSC 0116 Alle 5.47 del 24 giugno 2016 il sole è sorto sul più piccolo e più meridionale avamposto dell’ex Impero Britannico. Alle 6.30 è arrivata la notizia del Brexit.

Al rumore di tutti i mezzi di informazione italiani qui è corrisposto uno strano silenzio. Il giornale nazionale si è mosso solo nel primo pomeriggio, attraverso interviste a passanti incontrati per le strade della capitale. Le reazioni in questa piccola isola costituiscono un microcosmo entro cui si rispecchiano le analisi che hanno attraversato i principali Stati. Ce ne sono diverse, tanto da permettere di creare delle macro-categorie:

Scatti dal “bunkerino”. Per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Falcone e Borsellino nel "bunkerino"

Negli anni Ottanta, quando si intensificarono le minacce nei confronti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, vennero realizzate e messe a disposizione del pool antimafia tre stanze blindate, un vero e proprio bunker. Fu così che Falcone e Borsellino si trasferirono nei locali più remoti dell’ala più isolata del Palazzo di Giustizia di Palermo, alla fine di un lungo corridoio cieco. Il “bunkerino”: questo era il nome con cui negli ambienti giudiziari ci si si riferiva a quei locali appartati, reconditi e protetti. 

La sua voce. Per Gianmaria Testa

0000000000gianmariatestaimages Quando, una decina di anni fa, una nota libreria torinese organizzò una conferenza su Beppe Fenoglio, non fu strano veder apparire, dietro il microfono che in occasioni del genere raccoglie spesso la lettura di attori semiprofessionisti col birignao, Gianmaria Testa, il quale prestò la propria voce roca e sussurata a brani de Il partigiano Johnny. Non fu strano perché Testa era germogliato dallo stesso humus di Fenoglio, e di Pavese: le colline delle Langhe. Era nato, infatti, a Cavallermaggiore, poco più a ovest di Alba e Santo Stefano Belbo, seppure «dalla parte sbagliata del Tanaro, dove si fa l'Arneis e non il Barolo». Ma non si tratta solo di coincidenze anagrafiche: Fenoglio e Pavese erano scrittori profondamente amati da Testa («Leggere Pavese e Fenoglio all’inizio mi ha dato la sensazione di scoprire una cosa quasi impudica. Quella di La luna e i falò e La malora, nonostante la distanza di vent’anni, era la mia stessa povera campagna. I personaggi uguali a quelli che incrociavo tutti i giorni, li avevo anche in casa. Mi faceva l’effetto di quando ci si annusa i propri odori, con una specie di disgustato piacere», intervista a La Stampa, novembre 2012). I due scrittori furono scoperti durante l'adolescenza, nella ricca biblioteca della casa padronale di cui i genitori di Testa erano i custodi.

Unioni civili e bambino-logia

copertina tvTifoserie

L’Italia è coinvolta, in questi giorni, da una parossistica discussione sulle unioni civili. Com’era prevedibile, oggetto di maggiore conflitto è la questione dei bambini delle famiglie omo-genitoriali. Nei media coppie omosessuali si raccontano ampiamente, cortei pro e contro girano nelle città. Tutto e il suo contrario. E, come sempre, parlano anche gli “esperti”, professionisti o scienziati che hanno svolto ricerche su questi bambini. La scienza parla e… si divide: il pediatra dice che ci sono problemi, lo psicanalista nega. Le solite ricerche americane si dividono: chi sostiene non ci sia differenza educativa in una famiglia etero ed in una omo critica aspramente ricerche che dicono il contrario accusandole di non scientificità. E viceversa. 

Lettera aperta a Matteo Renzi

000000000000000precariuniversità00001 Questa lettera è giù uscita su Il fatto quotidiano.

Caro Matteo Renzi, le scrivo perché ogni giorno sento lei e i suoi ministri parlare di cambiamento, di rinnovamento, di riforme. Soprattutto quest’ultima voce parrebbe potersi caricare di promesse e di speranze al sapore di “realtà effettuale”, per dirla con Machiavelli: si sta riformando, a sentir voi, quest’Italia dei figli e dei nipoti le cui condizioni sociali ed economiche per una larga maggioranza degradano rispetto a quelle dei nonni e dei padri, si stanno rinnovando, da quel che proclamano interviste e tweet quotidiani, la scuola e l’università, ovvero i settori su cui gli stati moderni hanno basato la loro crescita anche materiale, perché non può esserci sviluppo senza ricerca e senza avanzamento delle conoscenze.

Conservazione/innovazione o destra/sinistra

0000000000000Corlito00001 Nell'editoriale de La Repubblica del 16 gennaio, il nuovo direttore, Mario Calabresi ha scritto a proposito della contemporaneità che “la nostra società, senza aspettare la politica e dividendosi più sull’asse conservatorismo e innovazione che su quello destra-sinistra, ha aggiornato la sua agenda”. Subito dopo ha rivendicato “una mentalità illuminista”, cioè la razionalità che ci può spiegare scientificamente la realtà, rivendicando con ciò la lezione a sostegno dell'Illuminismo del fondatore del giornale, Eugenio Scalfari. Così ha preso parte nell'attuale dibattito teorico-politico, anche se Il fatto quotidiano, commentando l'editoriale, con cui il precedente direttore de La Repubblica, Ezio Mauro, si accomiatava dai lettori, sostiene che la battaglia per cui quel giornale è nato, cioè contribuire alla costruzione di una democrazia moderna e compiuta, è finita con una sconfitta.