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diretto da Romano Luperini

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Il presente e noi

Contiene saggi e interventi su temi e questioni di attualità.

Primi appunti sul caos: interpretare in Rete. A margine del caso di Charlie Hebdo e del terremoto italiano.

Charlie 20160722 0190 Siamo già confutati, e rifiutiamo di riconoscerci vinti. L'evidenza è ristabilita, e noi, con l'ammirevole malafede dell'innamorato o del credente che nulla scoraggia, rifiutiamo di convenirne. […] Il malinteso è quindi qualcosa di più di un grumo verbale o di una nodosità grammaticale

(V. Jankélévitch, Il non-so-che e il quasi-niente)

Facebook e la gran macchina sociale delle interpretazioni e delle argomentazioni

Sono su Facebook da qualche anno e lo uso quotidianamente. Le vignette di Charlie Hebdo sul terremoto nel Centro Italia sono arrivate anche a me, come a quasi tutti, tramite questo social network. Anche io ho sentito l'urgenza morale e intellettuale di prendere posizione su di esse, anche io ho contribuito a mettere in moto la gran macchina sociale delle interpretazioni e delle argomentazioni, fra migliaia di altri piccoli e dispersi esegeti e retori.

Oggi, interpretazioni e argomentazioni sono pane quotidiano di un vasto popolo, non più prerogativa di una piccola aristocrazia. L'atteggiamento entusiasta di chi vede in questo un avanzamento della democrazia è incauto non meno di quanto sia poco generoso quello di chi rifiuta di buttarsi nel magma e di tirarne fuori uno straccio di senso.

450 migranti, una stazione e una città

Cavadini 20071123 500 Poi un’estate capita che la tua placida e sonnacchiosa città si trovi a far fronte a un’emergenza reale, capita che situazioni di cui hai sempre sentito parlare e che ti sei trovata a commentare ora siano lì a un passo da te, capita che ti trovi a dire: “e ora? Come stanno le cose? Cosa ne penso? Cosa si può fare? Cosa si è fatto? Cosa posso far io?”

L’ultima stazione in Italia

Alla stazione di Como San Giovanni, la stazione bella della città, ci sono 450 migranti, accampati da fine giugno. Vengono dall’Africa. Da quell’Africa dove se resti muori. Prima erano 100, poi 200 ora sono 450, tra loro diversi “minori non accompagnati”. Vengono dall’Eritrea, dalla Guinea, dall’Etiopia, dal Sudan, dalla Somalia, dal Sahara Occidentale; da quell’Etiopia contro il cui governo l'atleta Feysia Lilesa, medaglia d'argento alla maratona di Rio, ha attraversato il traguardo con le braccia incrociate sulla testa. Nelle gambe queste persone hanno un viaggio lungo un anno, botte, scafisti, attese, deserto, mare, gommone, piedi che sanguinano. Vogliono solo passare il più velocemente possibile. Qui in Italia non vogliono stare, e quelli intorno all’Italia non vogliono farli passare, mancano loro i requisiti necessari: bella presenza, belle famiglie, valigie cariche di soldi. Molti comaschi hanno affidato ai social il loro pensiero: persone che ricordo recitare insieme a me “avevo fame e mi hai dato da mangiare” inneggiano a cacciarli via perché “non si può avere paura nella propria città”; volontari che se la prendono con la politica al motto del “se non c’eravamo noi” (il che è poi vero); politici locali che se la prendono con i volontari che suppliscono alla politica (!) e invocano lo Stato centrale cieco e sordo; normali cittadini, in numero pari ai forcaioli di cui sopra, che pubblicano foto, fanno appelli emotivi, vorrebbero abbracciarli, curarli, ospitarli;  difensori del decoro urbano che postano amene foto della stazione a inizio ‘900, prima che “diventasse un campeggio”.  Il problema è complesso e intricato e non c’è la soluzione magica, quella che fa contenti tutti. Per ora ci sono: 450 migranti che non vogliono fermarsi in Italia, la Svizzera che li respinge e la stazione che hanno occupato. Non è umano sgombrarli (per mandarli poi dove? Le persone non scompaiono se le sposti, spariscono semplicemente dalla vista) e non si può mandarli ai centri accoglienza perché si rifiutano di dare le generalità (si può schedare chi non ha nome?) temendo di dover restare in Italia. L’emergenza è stata gestita per tutta l’estate da volontari, coordinati dalla Caritas comasca e dalla croce rossa: spontaneamente è nata una rete che ha garantito cibo, coperte, tende, assistenza sanitaria. Ma non solo, qualcuno ha pensato ad altro. Ha donato musica e festa.

Programmazione estiva

Dal 1 agosto  verranno ripubblicati alcuni interventi usciti nel corso dell'anno 2015. La pubblicazione di inediti riprenderà il 1 settembre. Buone letture e buone vacanze!

 

A proposito di Brexit. Diario da Londra

brexit 20080306 0565Già nel Maggio del 2015, poco dopo la rielezione di Cameron, avrei dovuto capire che il referendum sarebbe diventato il ricettacolo di conflitti irrisolti che andavano ben oltre l’insofferenza per le norme imposte dall’UE. Assunta da poco in una piccola agenzia letteraria londinese, sto raccontando a Jeremy, accountant, che nel weekend visiterò le scogliere di Dover. Jeremy ha un’età imprecisata, ma sicuramente più di 60 anni; durante la pausa pranzo legge il Daily Mail e poi fa un pisolino. Vive fuori Londra, soffre di diabete e ipertensione. È un collega premuroso, affidabile, paterno.

Il terrorismo surreale

Contu 20140724 036Con i fatti di Monaco siamo entrati nella fase del terrorismo surreale.

Surreale è stato il comportamento del terrorista, un ragazzo di 18 anni, disturbato mentale, che non era armato di kalashinov, non aveva cintura esplosiva né bombe ma solo una pistola, e dopo aver ammazzato otto persone è salito allo scoperto, sul tetto di un supermarket, ha passeggiato diversi minuti un po’ nervoso, ma indisturbato, senza destare l’attenzione né degli elicotteri che volteggiavano in alto (ma avevano un’altra missione, è stato detto) né della polizia accorsa dal basso, ha ingaggiato una discussione durata qualche minuto con un abitante della zona che lo ingiuriava da una finestra, e poi si è dileguato, per suicidarsi un paio d’ore dopo a un chilometro di distanza.

Nizza e la nuova guerra mondiale: riflessioni di un'insegnante di letteratura

angelucci lacrime Avevo in mente di scrivere un articolo sulla letteratura, la critica e l’insegnamento ma i drammatici fatti di Nizza hanno sparigliato tutti i miei pensieri, i ragionamenti, le riflessioni che si aggrumavano nella mia mente in queste ultime settimane. Mi spingono, mi costringono a ripensarli sotto un diverso profilo.

La lezione della Grecia

grendene 20150325 0071 La lezione della Grecia, ci viene detto, è di quelle che non si devono imparare. Il 6 luglio dello scorso anno il referendum indetto da Syriza, la vittoria del ‘no’ alle richieste europee e la successiva (13 luglio) imposizione di misure economiche punitive hanno provocato una fibrillazione nell’opinione pubblica europea; poi, nel giro di qualche settimana, la questione greca è scomparsa dai media, così come l’ordine di problemi da essa sollevata. Più in particolare, l’interpretazione che è stata fornita di tutta la vicenda, anche da posizioni di centrosinistra per così dire legittimiste (nel senso del sostegno alla legittimità dell’ordine economico) ha permesso di formalizzarla quale caso isolato: un paese piccolo, mediterraneo, particolarmente disposto allo spreco, economicamente debole può essere sì aiutato dagli altri stati europei, ma solo fino ad un certo punto; se le richieste passano il limite, va messo al suo posto; altrimenti se ne vada, ma non vengano a lamentarsi. D’altra parte, si sa: chi troppo vuole nulla stringe.

Scozia e Brexit: Gli autonomismi sono tutti uguali?

Map 1 17 settembre 2014. Alla vigilia del referendum per l’indipendenza scozzese, l’ufficio stampa del gruppo lombardo della Lega Nord annuncia così l’imminente missione di un gruppo di delegati «a sostegno degli ideali scozzesi»:

Ore 14:49

Referendum Scozia. Ciocca (LN): «Lega Nord sarà ad Amburgo a sostegno di ideali scozzesi»

Ore 15:11

Referendum Scozia. Ciocca (LN): «Lega Nord sarà a Strasburgo a sostegno di ideali scozzesi»

Ore 15:52

Referendum Scozia. Ciocca (LN): «Lega Nord sarà ad Edimburgo a sostegno di ideali scozzesi»

Riletta circa ventun mesi dopo, la notizia risulta ancora più grottesca di quanto non fosse in partenza. Quale fosse la capitale della Scozia lo si sapeva già prima, chi più chi meno; ciò che non era ancora così chiaro a molti italiani, invece, era che gli «ideali scozzesi» avessero poco a che fare con il populismo e l’euroscetticismo delle zelanti camicie verdi. Per quel tipo di mercanzia conveniva piuttosto cercare in Inghilterra, dalle parti di Johnson o Farage.

Brexit. Considerazioni ai margini dell’Impero

DSC 0116 Alle 5.47 del 24 giugno 2016 il sole è sorto sul più piccolo e più meridionale avamposto dell’ex Impero Britannico. Alle 6.30 è arrivata la notizia del Brexit.

Al rumore di tutti i mezzi di informazione italiani qui è corrisposto uno strano silenzio. Il giornale nazionale si è mosso solo nel primo pomeriggio, attraverso interviste a passanti incontrati per le strade della capitale. Le reazioni in questa piccola isola costituiscono un microcosmo entro cui si rispecchiano le analisi che hanno attraversato i principali Stati. Ce ne sono diverse, tanto da permettere di creare delle macro-categorie:

Scatti dal “bunkerino”. Per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Falcone e Borsellino nel "bunkerino"

Negli anni Ottanta, quando si intensificarono le minacce nei confronti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, vennero realizzate e messe a disposizione del pool antimafia tre stanze blindate, un vero e proprio bunker. Fu così che Falcone e Borsellino si trasferirono nei locali più remoti dell’ala più isolata del Palazzo di Giustizia di Palermo, alla fine di un lungo corridoio cieco. Il “bunkerino”: questo era il nome con cui negli ambienti giudiziari ci si si riferiva a quei locali appartati, reconditi e protetti.