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diretto da Romano Luperini

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Comunicato sul Salone internazionale del libro di Torino

 

makkox gazebo La redazione di La letteratura e noi esprime solidarietà a Christian Raimo per le dimissioni che ha dato da consulente del Salone internazionale del libro di Torino.

Alla luce delle sempre più frequenti aggressioni di stampo neofascista che si manifestano in varie forme nella nostra società e della crescente preoccupazione rispetto alle limitazioni imposte alla libertà di espressione da parte di una classe politica ogni giorno più aggressiva e determinata a soffocare il dissenso, il nostro ruolo di insegnanti e di educatori di uno Stato democratico ci impone di prendere una posizione nei confronti di chi avalla e rinforza la posizione di realtà violente e antidemocratiche.

Ci interroghiamo preoccupati sull’opportunità di esporre materiali apertamente fascisti all’interno di una manifestazione culturale dalla grande visibilità e partecipazione come il Salone del libro. Ci chiediamo perché sia stato venduto uno spazio commerciale a un editore che non esita a dichiararsi fascista e che pubblica libri allineati a una visione fascista del mondo e della storia. Ci chiediamo anche per quale motivo il Salone abbia deciso di non sanzionare con l’esclusione un editore che ha pubblicizzato un evento dal grande riscontro mediatico – la presentazione del nuovo libro di Salvini pubblicato dall’editore Altaforte – di cui la direzione del Salone stesso non era al corrente e che non era stato inserito nel programma.

Al Comitato di indirizzo del Salone vorremmo esprimere il più profondo rammarico per non avere saputo esprimere nel proprio comunicato una posizione chiara, e per non aver tenuto conto dei precedenti penali per aggressione di stampo fascista dell’editore in questione.

 

Come si legge nel comunicato pubblicato da Giuristi democratici, “è indubbio che le associazioni e le formazioni politiche che si rifanno all’ideologia fascista, ne celebrano le gesta e ne riproducono rituali e metodi – a partire dalla repressione non solo verbale del dissenso – abbiano negli ultimi anni acquisito crescente consenso, anche grazie alla maggiore visibilità loro concessa: per opportunismo, pavidità o insipienza degli interlocutori, i loro esponenti sono stati legittimati a intervenire nel dibattito pubblico nonostante l’ostentato ripudio dei principi sanciti dalla Costituzione (XII disposizione transitoria e finale) e la reiterata violazione delle norme che vietano la riorganizzazione del disciolto partito fascista, l’apologia del fascismo e le manifestazioni fasciste (rispettivamente, articoli 1, 4 e 5 della Legge Scelba). Di fatto, in nome di una malintesa –e unidirezionale– interpretazione della libertà di manifestazione del pensiero, è stata accordata a costoro una sostanziale impunità rispetto a condotte penalmente sanzionate dall’ordinamento, e che nulla hanno a che fare con il confronto democratico né con l’esercizio di diritti costituzionalmente garantiti”.

Nella nostra qualità di insegnanti, educatori e scrittori antifascisti chiediamo che vengano chiariti al più presto i motivi per cui il Comitato di indirizzo del Salone non ha ritenuto opportuno negare lo spazio commerciale agli editori fascisti, creando in questo modo una situazione di profondo imbarazzo per chi era stato da tempo invitato a partecipare agli eventi inseriti in programma, e che ha deciso quindi di rinunciare alla propria presenza, oppure di partecipare osteggiando la componente fascista. Esprimiamo la nostra solidarietà a chi ha deciso di boicottare l’evento attraverso la propria defezione: il collettivo di scrittori Wu Ming, lo storico Carlo Ginzburg, gli storici dell’arte Salvatore Settis e Tomaso Montanari, il romanziere a fumetti Zerocalcare, la reporter Francesca Mannocchi, e molti altri che stanno decidendo in queste ore di cancellare gli eventi che li riguardano. Siamo altresì vicini a chi deciderà di partecipare in ogni caso, fra cui anche lo stesso Raimo, portando dentro al Salone la propria testimonianza antifascista e tenendo aperto il dialogo con il proprio pubblico.

 

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