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diretto da Romano Luperini

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L'interpretazione e noi

L'interpretazione e noi contiene saggi, interpretazioni e interventi sulla letteratura e su di noi, donne e uomini contemporanei.

Cordiali saluti di inizio millennio. La figura dell'impiegato nella letteratura dell'Otto e del Novecento/8

immagine impiegato cordiali salutiOggi mi hanno chiesto di scrivere una lettera di licenziamento. Da pochi giorni non c’è più il direttore vendite, la gente si aggira per gli uffici a contare le sedie vuote e quelle piene. Per farle diventare vuote, le sedie, bisogna che qualcuno comunichi agli interessati le necessità aziendali in seguito alle quali si è resa necessaria l’interruzione della proficua collaborazione intercorsa tra la società e il dipendente messo alla porta.

La citazione è tratta da Cordiali saluti di Andrea Bajani. A parlare è il protagonista-narratore, che all’interno dell’azienda ricopre un incarico ben preciso: quello di scrivere ferme e al tempo stesso accorate lettere di licenziamento. Si tratta insomma dell’altra faccia, quella tragica, del comico «capro espiatorio» inventato da Pennac per il suo Malaussène. Entrambi in ogni caso non sono inseriti all’interno di un ciclo di produzione, ma esercitano la loro funzione unicamente a livello comunicativo: con i clienti, assumendosi tutte le colpe, il signor Malaussène; con gli altri “morituri” dipendenti nel caso di Bajani.

L’Estensione del dominio della lotta: un ufficio alla fine della storia. La figura dell’impiegato nella letteratura dell’Otto e del Novecento/7

000000000000000Apatia00001 Pubblichiamo il settimo di una serie di interventi sul tema dell’impiegato nella letteratura del XIX e del XX secolo. Questi interventi hanno la loro origine nel corso di Letterature comparate dell’Università di Perugia, e sono stati scritti sia da docenti, che da studenti che a quel corso hanno preso parte attivamente. L'introduzione a questo ciclo di post si può leggere qui. Il secondo intervento qui. Il terzo qui. Il quarto qui. Il quinto qui. Il sesto qui.

Michel Houllebecq è sicuramente uno degli scrittori più controversi del panorama letterario contemporaneo. Le sue opere sono un continuo pungolo volto ad evidenziare l’irreversibile cancrena etica e culturale del mondo Occidentale, prono sotto il trionfo del paradigma liberale.

Il non impiegato di Elsa Morante: Aracoeli. La figura dell’impiegato nella letteratura dell’Otto e del Novecento/6

000000000000000Allegrucci00001 Pubblichiamo il sesto di una serie di interventi sul tema dell’impiegato nella letteratura del XIX e del XX secolo. Questi interventi hanno la loro origine nel corso di Letterature comparate dell’Università di Perugia, e sono stati scritti sia da docenti, che da studenti che a quel corso hanno preso parte attivamente. L'introduzione a questo ciclo di post si può leggere qui. Il secondo intervento qui. Il terzo qui. Il quarto qui. Il quinto qui.

Impiegati nella morsa della Legge (e della famiglia). Su alcuni testi di Kafka. La figura dell’impiegato nella letteratura dell’Otto e del Novecento/5

000000000000000Kafkaimpiegato00001 Pubblichiamo il quinto di una serie di interventi sul tema dell’impiegato nella letteratura del XIX e del XX secolo. Questi interventi hanno la loro origine nel corso di Letterature comparate dell’Università di Perugia, e sono stati scritti sia da docenti, che da studenti che a quel corso hanno preso parte attivamente. L'introduzione a questo ciclo di post si può leggere qui. Il secondo intervento qui. Il terzo qui. Il quarto qui.

Dal 1912 al 1914 Franz Kafka scrive (e in qualche caso pubblica) alcune opere che daranno una decisiva accelerazione alla sua parabola letteraria: fra i testi composti in questi periodo spiccano i racconti La condanna, La metamorfosi e Nella colonia penale e i romanzi (frammentari e più volte interrotti) Il disperso (poi America) e Il processo. Sono anni di svolta, segnati anche dall’incontro - nell’agosto del 1912 - con Felix Bauer a cui è dedicata La condanna, scritto nella notte fra il 22 e il 23 settembre del 1912.

La figura dell’impiegato nel modernismo europeo/4

000000000000000MassimilianoImpiegato00001 Pubblichiamo il quarto di una serie di interventi sul tema dell’impiegato nella letteratura del XIX e del XX secolo. Questi interventi hanno la loro origine nel corso di Letterature comparate dell’Università di Perugia, e sono stati scritti sia da docenti, che da studenti che a quel corso hanno preso parte attivamente. L'introduzione a questo ciclo di post si può leggere qui. Il secondo intervento qui. Il terzo qui.

La figura dell’impiegato nel modernismo europeo

Il modernismo europeo fa sua la descrizione dell’impiegato tratteggiata da Dostoevskij ne Il sosia e in Memorie del sottosuolo. Eludendo la tradizione francese, che da Balzac in poi sembra più attenta ad una rappresentazione corale del mondo impiegatizio piuttosto che ad una focalizzazione sul singolo, si nota che autori come Kafka (La metamorfosi su tutti), Joyce (Rivalsa e Un caso pietoso), Svevo (da Una vita a Una burla riuscita), Pirandello (Il treno ha fischiato e Tu ridi) e Tozzi (Ricordi di un giovane impiegato) mostrano delle costanti, in continuità con quanto anticipato dal mondo russo.

Innanzitutto il mondo chiuso dell’ufficio è un campo di battaglia, in cui il personaggio deve sopportare primariamente l’aperta ostilità dei suoi colleghi, senza del resto avere la forza sufficiente per battersi con loro: nei Ricordi di un giovane impiegato ad esempio Leopoldo Gradi nota che, quando si presenta alla stazione di Pontedera dove è stato assunto, i suoi futuri compagni «sembrano adirati e scontenti»; e così accade in Una vita (Alfonso Nitti non gode della complicità di nessuno), in Una burla riuscita (Somigli è deriso per i suoi sogni letterari), o, per uscire dai confini italiani, a Farrington, in Rivalsa, che vede gli altri rivolgersi a lui «in tono brusco». Ma ancora più minacciosa è l’ostilità dei superiori: in Tu ridi, ad esempio, Pirandello descrive un capoufficio che compare in sogno per «cacciare la punta del suo crudele bastone nel deretano» dei suoi impiegati; in Rivalsa Mr Alleyne può ingiuriare Farrington urlandogli contro: «Ma voi non sapete niente di niente!»; mentre ne La metamorfosi il procuratore ha chiaramente un ruolo censore e di controllo.

The Hateful Eight è un film bruttissimo! (Recensione senza spoiler)

0000000000000HatefulHeight00001 Qualche sera fa ho assistito ad una proiezione dell'ultimo (l’ottavo) film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, girato in un prezioso (pretenzioso?) 70mm e che da oggi (4 febbraio) fa la sua comparsa nei cinema italiani. Già a partire da novembre siamo stati sottoposti da un’intensiva campagna marketing e non è arduo prevedere che il film contenderà al Quo vado di Zalone e al redivivo Di Caprio il record di incassi ai botteghini nostrani. Ho atteso con impazienza questo film: non sono un fan delle ultimissime cose di Tarantino, ma conosco a memoria Pulp Fiction e sono uno di quelli ancora convinti che Ezechiele 25.17 sia davvero un passo della bibbia.

«I would prefer not to»: su Bartleby lo scrivano di Melville. La figura dell’impiegato nella letteratura dell’Otto e del Novecento/3

0000000000000RinaldiImpiegato00001 Pubblichiamo il terzo di una serie di interventi sul tema dell’impiegato nella letteratura del XIX e del XX secolo. Questi interventi hanno la loro origine nel corso di Letterature comparate dell’Università di Perugia, e sono stati scritti sia da docenti, che da studenti che a quel corso hanno preso parte attivamente. L'introduzione a questo ciclo di post si può leggere qui. Il secondo intervento qui.

«Ain’t you proud that you’ve still got faces?»: Uno, nessuno, centomila David Bowie

0000000000000Bowie Novembre 1999. David Bowie sta promuovendo il suo disco più recente, Hours, ed è ospite della trasmissione canadese Musique Plus. Nel corso dell’intervista, la conduttrice fa riferimento al topos più abusato: Bowie come l’attore dalle mille maschere e dalle continue metamorfosi, da Ziggy Stardust e Aladdin Sane al Thin White Duke.

Gli impiegati, Honoré de Balzac (1837). La figura dell’impiegato nella letteratura dell’Otto e del Novecento/2

0000000000000Balzacimpiegato00001 Pubblichiamo il secondo di una serie di interventi sul tema dell’impiegato nella letteratura del XIX e del XX secolo. Questi interventi hanno la loro origine nel corso di Letterature comparate dell’Università di Perugia, e sono stati scritti sia da docenti, che da studenti che a quel corso hanno preso parte attivamente. L'introduzione a questo ciclo di post si può leggere qui.

M’impiego ma non mi spezzo. La figura dell’impiegato nella letteratura dell’Otto e del Novecento/1

luomo con la testa rovesciataPubblichiamo a partire da oggi e nei prossimi mercoledì una serie di interventi sul tema dell’impiegato nella letteratura del XIX e del XX secolo. Questi interventi hanno la loro origine nel corso di Letterature comparate dell’Università di Perugia, e sono stati scritti sia da docenti, che da studenti che a quel corso hanno preso parte attivamente.