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Gli oggetti desueti e Les Objects désuets: due nuove edizioni per Francesco Orlando

309961 476572685745341 1122129211 nIl 18 febbraio 2015, all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, è stata presentata la nuova edizione Classiques Garnier (en poche) de Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura di Francesco Orlando (Les Objets désuetes dans l’imagination littéraire, Garnier, Paris, 2015) con una preziosa prefazione firmata da Carlo Ginzburg. La tavola rotonda organizzata da Luciano Pellegrini e Luca Pietromarchi presso l’Istituto ha coinvolto vecchi amici ed allievi di Orlando - come Carlo Ginzburg, Paolo Tortonese e Fabien Kunz -, ma anche Antoine Compagnon, che ha riflettuto sull’attualità della ricerca sugli oggetti desueti, riservando anche critiche all’impianto generale del libro, nonché al significato dell’aggettivo desueto. L’uscita di questa nuova edizione francese del libro (nel 2010 era già stata pubblicata una prima traduzione Garnier) è comunque significativa e potrebbe assumere un valore simbolico: i libri di Orlando, oggi introvabili anche in Italia, non hanno goduto di una ampia diffusione estera, circostanza che ha afflitto ripetutamente lo stesso studioso negli ultimi anni della sua vita. Ginzburg, in un’intervista pubblicata su «Repubblica» lo stesso giorno della tavola rotonda, ha sostenuto che la fortuna internazionale delle opere di Orlando «sta appena cominciando» e la speranza è che, come più volte è accaduto nella storia culturale del nostro paese, proprio una rinnovata attenzione estera possa rilanciare il dibattito anche da noi. Assieme agli Oggetti desueti, la casa editrice Garnier ha anche pubblicato la prima traduzione francese di L’intimità e la storia, libro che Orlando ha dedicato al Gattopardo nel 1998.

Come sa bene chiunque abbia avuto modo di ascoltarlo in interventi pubblici, Orlando ha sempre sentito l’esigenza di segnare i confini di ogni questione che gli interessasse, affidandosi a strumenti e metodi ben definiti con la speranza di limitare la babelica espansione di voci dissonanti a vantaggio di un confronto teorico serio e progressivo. La sua capacità di coinvolgere destinatari molto differenti si perde spesso nelle difficili pagine dei suoi scritti maggiori e minori. Per questa sua natura, e nonostante un rapporto non sempre ravvicinato con il suo presente, Orlando ha frequentemente assunto posizioni nette di fronte al fatto letterario, collezionando dibattiti, confronti e scontri accesi. La pars destruens, nei suoi interventi, è sempre molto marcata, sembra anzi che lo studioso privilegiasse il confronto con gli avversari, piuttosto che cercare la muta approvazione di un gruppo di seguaci: gli scambi su psicoanalisi, marxismo e letteratura avuti con Fortini, Timpanaro, Lavagetto, Carlo Ginzburg e Luperini restano testimonianze di grande interesse nel panorama culturale italiano contemporaneo. Non esiste, in questo sistema critico, un modello virtuoso senza il suo contraltare negativo e spesso gli stessi maestri di sempre non potevano sfuggire a disamine severe, come ben testimonia il trattamento riservato a Freud. Se il realismo di Auerbach è una costante fin dai tempi di Infanzia, memoria e storia, questo assume un valore unico nella contrapposizione con gli studi sul reale dell’odiato Barthes, liquidato (a volte troppo frettolosamente) con accuse di ciarlataneria. I modi di ridere di Freud sono seguiti con passione e costituiscono le fondamenta della sua teoria letteraria, ma non devono essere confusi con i modelli del riso in Bergson, o, peggio ancora, con le incursioni nella cultura popolare medioevale del fortunato studio sul carnevale di Bachtin. La sistematicità di formalisti e strutturalisti —contestata quando si trasforma in ossessione per la coerenza interna di un’opera a prescindere dalle influenze del mondo— si impone sia sul decostruzionismo, che sulle ricerche di grandi teorici comunque ammirati come Adorno o Benjamin. Ogni suo libro si fonda sulla necessità di dialogare con un avversario che ne è anche parte integrante, una formazione di compromesso strutturale che fonda tutti i capolavori teorici ed analitici orlandiani. Sarebbe impossibile pensare Per una teoria freudiana della letteratura senza Lacan, così come sarebbe altrettanto fuorviante leggere quel libro come il frutto di un’applicazione lacaniana alla teoria letteraria. Illuminismo, barocco e retorica freudiana è tanto debitore degli studi di Rousset e Cioranescu sul Barocco, quanto del discorso foucaultiano sulle due grandi discontinuità storiche che hanno segnato l’epistemologia occidentale. Fondare una ricerca che si estende su quasi tre secoli e si concentra sulla ri-funzionalizzazione letteraria di oggetti rotti e inutilizzabili fa venire in mente indagini di matrice postmoderna sul modello di Baudrillard, salvo che Orlando nega quella memoria nel momento stesso in cui rischia di riemergere.

Una costante del pensiero orlandiano sta dunque in questo dialogo unito al conflitto in cui ogni presa di posizione è aliena da qualsiasi moda, circostanza che lo stesso Fortini ebbe modo di esaltare attraverso una formula fortunata, che piaceva allo stesso teorico palermitano: «Tanta resistenza alle mode basterebbe ad assicurargli il rispetto» (F. Fortini, Analisi del desueto, in «Rivista dei libri», n. 5, 1991, p. 41). Nella corrispondenza intrattenuta con un celebre razionalista come Timpanaro, ritorna spesso l’appellativo “illuminista” che i due studiosi si attribuivano vicendevolmente: il loro ricorso a marxismo e psicoanalisi gli consentiva di leggere la letteratura senza smettere di ricercare il senso ultimo dell’esistenza, rifiutando oscurantismi irrazionalistici. Il contrasto con i sostenitori dell’autoreferenzialità, quello con i critici attenti solo al contenutismo, l’insofferenza per letture ingenue in cui tra realtà e letteratura è ipotizzato un rapporto trasparente privo della presenza dei codici: sono molti e diversificati gli obiettivi polemici dello studioso. Come ha perfettamente spiegato Tortonese:

Tutti quelli che hanno conosciuto Orlando personalmente sanno quanto sia stato ossessionato dall’idea del fallimento, dell’insuccesso del suo pensiero sulla scena della critica letteraria italiana e straniera. […] credo che una delle ragioni sia proprio il carattere compromissorio del suo sistema. Orlando ha proposto un pensiero del compromesso e della ponderazione, in un mondo in cui è più facile farsi notare con radicalismi di facciata ed estremismi di comodo. Ha spesso dovuto combattere battaglie contro nemici opposti e contrari, Croce e Barthes, l’autoreferenzialismo e i cultural studies. Il suo pensiero è comprensibile solo se si tiene conto dell’insieme di queste battaglie e lo si può invece fraintendere se se ne considera una sola. (P. Tortonese, Raccontare l’eterno presente, in Aa. Vv., Sei lezioni per Francesco Orlando, Pacini, Pisa, 2014)

Potrebbe sembrare eccessivo, come nota anche Tortonese, parlare di fallimento: eppure, in una prospettiva internazionale, il peso di Orlando è ancora minimo se confrontato con quello di Lacan o Derrida, ma anche, più recentemente, di Kristeva e Žižek.

In Italia sembra dunque iniziato un percorso di riavvicinamento agli studi di Orlando: lo testimoniano le nuove edizioni dei suoi libri - fra cui proprio Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura, che Einaudi ha ristampato e dovrebbe distribuire a partire dalla metà di marzo -, le iniziative a suo nome e le giornate di studio che si ispirano alla sua metodologia. Alla fine dello scorso anno è anche uscito un importante volume collettaneo a cura di Paolo Amalfitano e Antonio Gargano intitolato Sei lezioni per Francesco Orlando (Pacini, Pisa, 2014): allievi e continuatori del pensiero orlandiano si sono confrontati con i libri della sua vita e hanno prodotto una prima ricognizione seria sull’opera dello studioso. È, però, un movimento ancora di nicchia e l’attuale crisi delle discipline umanistiche rischia di risucchiare definitivamente i contributi di uno studioso alieno a facili seduzioni o aperture furbescamente interdisciplinari. Francesco Orlando è di certo stato un grande seduttore: nessuno era in grado di restare indifferente ad una sua lezione pubblica o privata. La speranza è che i suoi libri possano condividere il potere di questa seduzione per reggersi finalmente da soli, non trasformandosi a loro volta in oggetti desueti.

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