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Cosa deve sapere di Tozzi un italiano mediamente colto?

len 2018 02 06 001  Cari lettori e lettrici, la redazione di LN si prende una pausa estiva per tutto il mese di agosto. Durante questo mese, ripubblicheremo alcuni articoli già usciti nel corso dell’anno. Ci rivediamo a settembre.

Da qualche settimana lo stato italiano ha riconosciuto Federigo Tozzi fra i classici della letteratura italiana decretandone (e finanziandone) la pubblicazione dell’opera omnia. I classici italiani che hanno avuto questo riconoscimento sono circa un centinaio, ma fra questi Tozzi è fra i meno noti al pubblico. Le cause sono diverse: il carattere apparentemente provinciale e periferico della sua personalità, la sgradevolezza della sua scrittura acre e amara, il carattere sperimentale della sua ricerca. Anche la scuola sinora ha fatto ben poco per far conoscere questo grande scrittore. Si può dichiarare senza molti dubbi che gli italiani, anche mediamente colti, ne ignorino la produzione. Penso che sia necessario farsi carico di questo problema. Ecco qui un rapido profilo dell’autore, scritto in modo semplice e chiaro, senza inutili specialismi.

Federigo Tozzi (nato a Siena nel 1883, morto a Roma nel 1920) è, con Verga e Pirandello, il maggior novelliere dell’Italia unita. Ha scritto anche poesie, opere teatrali e soprattutto raccolte di frammenti e romanzi, ma è nelle novelle che raggiunge i risultati migliori. Ciò d’altronde è anche una conseguenza della poetica, elaborata dapprima, nel periodo senese, sulla base di letture disordinate da autodidatta ma già vivificata da scoperte assolutamente moderne nel campo della psicologia, poi, nel periodo romano (1914-1920), sviluppata grazie alla frequentazione di critici e scrittori di grande rilievo, come Borgese e Pirandello (con quest’ultimo collaborò negli anni della guerra). È una poetica fondata su alcuni punti essenziali, culturali e stilistici: 1) l’interesse per la psicologia, maturato grazie alla lettura giovanile di Principi di psicologia di William James e dei saggi di Janet e Ribot (psicologi francesi della scuola di Charcot), lo induce a esprimere la variabilità continua degli stati di coscienza  e a mettere al centro della scrittura «qualunque misterioso atto nostro», anche il più insignificante, che può rivelare comunque il segreto di un’anima; 2)  lo svuotamento della trama tradizionale e la scelta di una scrittura sussultoria e paratattica nel tentativo di cogliere il «mistero» più profondo dei sentimenti, delle sensazioni, delle impressioni, anche le più minute e fuggevoli, dei suoi personaggi: il punto di vista  non è dunque quello di un narratore oggettivo, ma è calato nell’interiorità del soggetto, e ne riflette gli stati d’animo, anche i più confusi e contraddittori, con effetti onirici, allucinati e visionari e una deformazione grottesca della rappresentazione; 3) a fondamento di tale interesse psicologico sta una concezione dell’«anima» che è, nello stesso tempo, luogo in cui si manifesta il sentimento religioso e sede dell’inconscio, cosicché la scrittura  è registrazione di un doppio «mistero”, quello della presenza di Dio, che qui si rivela,  e quello della psiche umana. A queste prese di posizione si aggiunge, nel periodo romano, lo sforzo di chiudere in una «impalcatura» (come la chiama Tozzi) l’originaria tendenza al frammento, superando il frammentismo vociano e recuperando la misura tradizionale del genere narrativo (novella e romanzo), fondato sulla durata e sulla continuità della narrazione. Date le premesse, questo sforzo si realizza meglio nella misura della novella e meno in quella del romanzo, dove, anche nei risultati più riusciti, resta sempre qualcosa di irrisolto.

Non a caso la prima opera notevole di Tozzi è una raccolta di frammenti, Bestie (1917), opera per molti versi enigmatica e di sconcertante novità: i singoli pezzi sono unificati solo dalla presenza in ognuno di essi di un animale. Vi manca una qualsiasi vicenda unitaria e la comparsa delle diverse bestie resta immotivata, talora casuale, spesso incomprensibile, cosicché gli animali vi divengono allegorie vuote che rimandano a un significato sfuggente o inaccessibile. I romanzi più riusciti sono Con gli occhi chiusi, elaborato già nel periodo giovanile senese ma rivisto e pubblicato successivamente (nel 1919), e Il podere, scritto nel 1918, dopo la lettura di Verga, ma pubblicato postumo nel 1921; ma notevole è anche Ricordi di un giovane impiegato, anche questo uscito postumo. Più evidenti le forzature in direzione di una «impalcatura» narrativa maggiormente compatta e ideologicamente connotata (in senso religioso) riscontrabile in altri romanzi del periodo romano, come Tre croci e Gli egoisti.

Con gli occhi chiusi è il romanzo delle allucinazioni giovanili e del conflitto col padre, che si erge, modello gigantesco e minaccioso di padre-padrone (tanto da far pensare a qualche correlazione con l’analoga figura kafkiana), a condannare il protagonista all’inettitudine (altro tema tozziano) e a vietargli l’accesso tanto alla verità (il giovane resta sino alla fine “con gli occhi chiusi” di fronte alla realtà di Ghisola di cui è ciecamente innamorato e che invece sta aspettando un figlio da un altro uomo) quanto alla  virilità che sembrerebbe appartenere solo al padre:  il quale, infatti, esercita di fatto un ruolo castrante sul figlio non ammettendo rivali sul proprio territorio. Il podere è la storia dell’eredità (un podere appunto) spettante, alla morte del padre, a un altro giovane, Remigio, che  si rivela però del tutto incapace di amministrare la proprietà sino a perderla e a finire ucciso per mano di un sottoposto. Apparentemente è un romanzo contadino di matrice naturalista, ma in realtà è la dimensione psicologica a prevalere, con la sua logica inspiegabile e con le repentine alterazioni degli stati d’animo del protagonista.

Oltre ai romanzi, Tozzi scrisse circa 120 racconti, ma ne raccolse in volume solo 21, sotto il titolo Giovani (1920). La giovinezza, per lui, non è una stagione della vita ma una «malattia» che può presentarsi a prescindere dall’età e che ha come caratteristiche l’inettitudine, il velleitarismo, l’incapacità di decidere e l’impossibilità di distinguere i fantasmi della mente dalla realtà oggettiva delle cose.

Nella misura della novella il bisogno di una costruzione, di una trama, di personaggi dotati di una consistenza oggettiva s’attenua decisamente. Il genere novellistico è sì conservato ma anche profondamente rinnovato dall’interno. I personaggi sono spesso deformi o grotteschi, caratterizzati spesso da una inconsulta aggressività, da un nodo di legami sadici e masochistici. Dovunque vittime e aguzzini. Fra quest’ultimi dominante è la figura del padre dispotico o dei suoi sostituti (il fratello maggiore, l’amico più grande e maturo). Il paesaggio – nella cui rappresentazione è talora evidente l’influenza della coeva pittura espressionista  ̶  non esprime un momento di conciliazione della natura con l’uomo, anzi appare animato anch’esso da una forza che lo rende aggressivo e oppressivo: le case si sopraffanno a vicenda, i muri soffocano il viandante. È una presenza inquietante perché esprime una tendenza centrifuga e divagante che il soggetto non controlla e che non si organizza in un tutto organico.

Nonostante i limiti di una formazione provinciale (di cui è esempio la fondazione nel 1913, con Domenico Giuliotti, della rivista «La Torre», ispirata a  un cattolicesimo medievale e a un sogno di potere assoluto del papa), Tozzi  è tutt’altro che uno scrittore attardato (quasi un seguace fuori tempo del verismo, come si è pensato per molto tempo), e oggi è giustamente considerato dalla critica un esponente di punta (con Svevo e Pirandello) del modernismo italiano e collocato nel canone dei maggiori.

OPERE DA LEGGERE: Bestie, Con gli occhi chiusi, Il podere, le Novelle.

DOVE TROVARLE: le opere principali si trovano in edizione economica (Garzanti, BUR, Oscar Mondadori). Un’ampia raccolta delle opere si trova in F. Tozzi, Opere. Romanzi, prose, novelle, saggi, a cura di M. Marchi, I Meridiani, Mondadori 1987. Una edizione economica commentata della produzione novellistica, contenente Giovani e un’antologia delle altre novelle, è reperibile nella edizione economica della BUR: Giovani e altre novelle, a cura di R. Luperini. più volte ristampata.

UNA GUIDA CRITICA: R. Luperini, Federigo Tozzi. Le immagini, le idee, le opere, Laterza, Roma-Bari 1995.

Fotografia: G. Biscardi, Palermo 2018, animale notturno.

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