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De Sanctis - nel bicentenario dalla nascita - al Parlamento europeo

36379765dc49427182b4fb6fdf71061e 1 Almeno è certo che andranno al Parlamento solo quelli che sanno parlare - Federico De Roberto, I viceré

Quella nella sede del Parlamento europeo di Bruxelles è stata sicuramente la più insolita delle numerose manifestazioni celebrative del bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis padre della storia della letteratura italiana e punto di riferimento essenziale per gli umanisti, a partire da Borgese e Croce, che si contesero anche il primato di quella paternità.

Borgese aveva dedicato a De Sanctis la tesi di laurea, lavoro conclusivo degli studi letterari condotti all’Istituto di Studi Superiori di Firenze, ponendolo come epigone della critica romantica; Croce aveva accolto quella tesi, La storia della critica romantica in Italia,  nel 1905 nelle edizioni  della «La critica» di Napoli, in 100 copie, con la dedica: «Nel congedare questo libro alle stampe, esprimo la mia gratitudine ai maestri che mi furono larghi di consigli e di aiuti, e in particolar modo a Guido Mazzoni e a Benedetto Croce». Ma quando Borgese, in “esilio volontario” negli Stati Uniti propose l’idea di tornare a De Sanctis, Croce puntò i piedi: “Vedo, in una rivista che mi capita sott’occhio, che anche il Borgese, dalla lontana America, manda il suo messaggio, esortando a «tornare al De Sanctis» […]. Dell’esortazione io non ho bisogno […]. ma non disconvengo che il Borgese, brillante giornalista, che volentieri illude e delude sé ed altrui coi periodi della sua prosa fastosa, potrebbe con profitto rivolgersi a quella immagine, ancorché dapprima le dovesse leggere in volto il rimprovero: – il rimprovero, che è salutare” (B. Croce, Necessità di tornare al De Sanctis, in «La Critica», 20 novembre 1932, 30, pp. 475-6). Borgese inserì De Sanctis nei programmi dei corsi  universitari. Compare ad esempio nel corso di letterature comparate, The nature of Beauty, dato allo Smith College a Northampton Massachussetts nel 1936. Nella bibliografia di quel corso insieme ad altri giganti (Vico, Lessing, Winkelmann, Goethe, Madame de Staël, Poe, Bergson, Nietzsche, Tolstoj), fa capolino Francesco De Sanctis, History of Italian Literature, transl. by Jean Redfern, New York, 1932. Una canonizzazione nella cultura occidentale.

Torniamo al nostro presente. Il 19 febbraio 2018, i tempi sono altri, nell’edificio Paul-Henri Spaak a Bruxelles, non ci sono state polemiche. E non dimentichiamo che De Santis che partecipò attivamente fondazione dello stato nazionale italiano, scontando il proprio attivismo con il carcere e l’esilio, fu poi deputato e Ministro dell’Istruzione nel neo-regno.

Ogni rappresentate politico ha colto l’occasione per dire la propria, a partire dal presidente di turno del parlamento europeo che ha ribadito, a colpi di anafora e ondivagando tra il passato e il presente, l’importanza dell’appartenenza all’Italia, parlando anche di “patria”, e dell’uso della lingua italiana.

Si sono misurati con la figura di De Sanctis, un giornalista che ha sorpreso gli astanti con una entrée da fuori classe, due diplomatici di alto profilo, vari rappresentati del governo in carica, tra cui un ministro che ha efficacemente precisato la rilevanza della manifestazione in contesto di crisi economica, alcuni euro-deputati, che, stimolati dall’occasione, hanno tirato la testa fuori dal sacco; un docente universitario che ne ha fornito un ritratto particolareggiato e con tono pacato ha sferzato parole fendenti contro chi fa politica oggi; un’attrice che ha performato una “lettura interpretativa” di passi scelti.

Tutti, tranne il padrone della casa-parlamento, visibilmente orgoglioso del proprio ruolo, incedevano verso il microfono con aria impacciata, il body language tradiva un comune “che ci faccio io qui?”.

L’Inno alla gioia, interpretato dall’orchestra mirabilmente diretta da Alberto Veronesi - arte e scienza in un’altra famiglia illuminata a rappresentare il presente del nostro Belpaese – è stato il primo frammento alla cornice sonora della manifestazione.

La location, i protagonisti e il pubblico, senz’altro un’élite - visto che esiste, perché non volgerla al meglio.

Ammirevole sopra-tutti il discendente e omonimo del capostitipite della Storia della letteratura italiana. Architetto e designer, erede della biblioteca e fondatore della Fondazione De Sanctis, atteggiamento svagato, ha intessuto una fittissima rete di relazioni nelle alte sfere riuscendo a realizzare un evento in cui un letterato d’altri tempi è diventato il beniamino dei politici italiani in Europa.

Una decontestualizzazione vincente. Che la cultura umanistica torni in auge in Italia e in Europa?

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