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diretto da Romano Luperini

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La scrittura e noi

Contiene testi poetici e narrativi editi e inediti di autori contemporanei.

La bicicletta gialla di Matteo Pelliti

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 Per l’editore Topipittori è uscito il racconto in ottave di Matteo Pelliti, con illustrazioni di Riccardo Guasco, La bicicletta gialla. Ringraziamo l’autore e l’editore per averci concesso di pubblicare le prime tre ottave e le prime due tavole.

 

 


1. È grande il corpo metropolitano,
città di tram, e ruote con motore,
stazioni, luci, un bus che va a metano
pieno di gente di ogni colore.
Moltissimi, poi, arrivan da lontano
in cerca di fortuna e buonumore.
Ma chi vive la vita senza fretta
passeggia volentieri in bicicletta.

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2. L’antico stile dei freni a bacchetta,
legata in cima a case di ringhiera,
senza una ruota e la catena stretta,
la bici abbandonata è una fioriera,
cestino d’immondizie, marionetta,
perduto il bel colore di qual era,
rottame che ha smarrito i suoi amici
e spera in mani ben restauratrici.

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3. Nei grattacieli, altissimi edifici
come alberi d’acciaio e di cemento,
ci son le bici tra le più infelici
perché stanno fissate al pavimento:
son le cyclette, senza ruote motrici
la loro corsa ferma è senza vento,
che mai saprà il profumo della vita:
prima di ogni discesa è una salita.

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Letteratura per giovani adulti /5. Intervista a Bernard Friot

Bernard Friot pris jour annee sabbatique pour consacrer metier ecrivain Une annee jamais pris 0 730 540 A cura di Morena Marsilio

1) Quando ha iniziato a scrivere narrativa destinata ai ragazzi e quale è stata la molla che l’ha spinta a scegliere proprio i giovani come destinatari privilegiati dei suoi testi?

Ho iniziato a scrivere quando ero docente in un istituto superiore per futuri insegnanti della scuola primaria. Durante questo periodo andavo spesso nelle classi e ho aiutato bambini a scrivere racconti. All’inizio facevo loro da segretario. Mi dettavano storie ed io scrivevo, facevo delle domande, li aiutavo a iniziare o sviluppare i loro testi. E poi, poco a poco, ho scritto racconti per questi bambini, soprattutto per incoraggiare quelli che avevano delle difficoltà con la lettura. Perciò ho scritto racconti brevi e sorprendenti.

2) Quali sono i temi più ricorrenti nella sua narrativa e a quale bisogno comunicativo rispondono?

È una domanda difficile. Non scrivo su un tema, scrivo storie. Non mi preoccupo del significato di queste storie. Non è il mio compito di scrittore di interpretare le storie che scrivo, è il compito del lettore, che ha anche totale libertà di interpretare i testi come gli piace e come gli serve.

3) Ritiene che sia cambiato il modo in cui la sua generazione ha vissuto l’adolescenza e quello in cui la affrontano i giovani di oggi?

Di sicuro. I rapporti con gli adulti sono diversi, ci sono tanti nuovi mezzi di comunicazione, etc. Poi sono cambiate le condizioni socioeconomiche. Alla fine, non saprei dire se è più facile essere adolescenti oggi. Non ho un ricordo molto gradevole della mia adolescenza che ho racconto (in parte) nel libro Un altro me (Topipittori).

4) Quali sono state le letture che l’hanno “formata” e quali sono, oggi, i modelli letterari cui si rifà?

Tutti i libri che ho letto mi hanno “formato”, albi illustrati, fiabe, fumetti, romanzi, biografie… fino ai libri di cucina! Libri “letterari” come libri più popolari e meno considerati. Perché un libro non agisce mai da solo. Dipende dal momento, dalle persone che te lo regalano o consigliano, dal tuo stato d’anima al momento della lettura, dai libri letti anteriormente.

5) La disaffezione dei giovani nei confronti della lettura è sempre più diffusa: quali pensa possano essere sono le ragioni principali e come le agenzie educative potrebbero operare per remare controcorrente?

Non sono cosi pessimista. L’editoria per ragazzi è in crescita in Italia da anni. Vuol dire che ci sono ragazzi e bambini che leggono, scuole e biblioteche che fanno il lavoro, tante iniziative di promozione alla lettura… Quello che mi preoccupa sono le disuguaglianze culturali e sociali che fanno sì che la lettura sembra molto lontana a tanti ragazzi. È in nostro compito 1) di scrivere e pubblicare libri per TUTTI i lettori, 2) trovare il modo di cambiare in modo positivo le rappresentazioni sbagliate che hanno della lettura tanti ragazzi.

6) La scuola resta un importante baluardo per cercare di innescare un circolo virtuoso tra giovani e lettura, soprattutto facendo leva su quello spazio, insieme periferico e centrale, di libertà costituito dalle letture personali assegnate nel corso dell’anno scolastico. È in questo ambito, inoltre, si potrebbe utilmente mettere in contatto i ragazzi con la narrativa dell’estremo contemporaneo. Potrebbe indicare tre romanzi o raccolte di racconti italiani o stranieri degli ultimi vent’anni, a suo parere irrinunciabili, che proporrebbe in lettura ad adolescenti tra i 16 e i 18 anni?

Difficile scegliere! Inizio con un libro di poesia: Viaggio Verso, di Chiara Carminati; poi un romanzo di Angela Nanetti, Mistral; infine un giallo, che è molto di più di un giallo: Giancarlo Carofiglio, L’estate fredda.

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Bilancio del ciclo “Storia della mia copertina

 

libreria3 983x540 La scelta della copertina di un libro ha un suo interesse critico per più di una ragione: in primo luogo, per ciò che riguarda la ricezione, stabilisce un certo patto con il lettore recando informazioni sul genere letterario (romanzo, saggio, poesie, testimonianza); in secondo luogo sul piano semiotico implica l’incrocio fra codice visivo e codice scritto; infine dal punto di vista della sociologia letteraria, è il momento del packaging commerciale. Insomma, quella che in Soglie Genette includeva nel concetto di “peritesto”, per l’industria editoriale è una mossa cruciale del marketing. Fino all’ultimo, a esempio, le “cover” dei libri destinati a divenire dei bestseller, come quelli di Dan Brown, restano rigorosamente segrete e in ogni casa editrice vi è un art director responsabile delle confezioni che devono rendere quanto più possibile visibile e seducente l’oggetto libro. La copertina è dunque il luogo in cui il prodotto letterario passa dalle mani del produttore a quelle dei lettori e del mercato: da qui il senso duplice di estraneità e di espropriazione suggerito da Jumpa Lahiri con la metafora dell’abito inadatto (J. Lahiri, Il vestito dei libri, Guanda, 2017). 

 Tuttavia gli autori, anche nel mondo letterario anglosassone più precocemente aziendalizzato, non di rado entrano nel processo di scelta delle immagini per tentare di includerle nell’operazione di  senso che intendono attribuire al loro libro attenuandone “l’esproprio”: emblematico il caso di Jerome D. Salinger che ha sempre preteso copertine ispirate al silenzio cromatico e all’assoluta sobrietà, fino al punto di costringere Einaudi a coprire con una sopraveste candida la traduzione del Giovane Holden (1961) in luogo di un disegno di Ben Shan raffigurante  un ragazzo che lecca un gelato, immagine scelta da Giulio Bollati. Nella specifica situazione italiana, inoltre, le caratteristiche iconiche e cromatiche di copertina guidano tradizionalmente il lettore a fissare qualità e identità di una collana e di un editore: il blu di Sellerio, il bianco dei “Coralli” o il giallo degli “Stile libero” di Einaudi, la gamma pastello di Adelphi; infine la recente vivacità cromatica e iconica degli “Oceani” della Nave di Teseo e dei “Nichel” della minimum fax. A questo proposito sono ancora valide le parole che Bruno Munari - al quale si devono molte delle storiche copertine dei libri di Gianni Rodari,  quella di Se questo è un uomo e del Diario di Anna Frank -  scriveva nel 1987 per il primo numero del periodico “Millelibri”:

Letteratura per giovani adulti /4. Intervista a Gigliola Alvisi

336381 71788 A cura di Morena Marsilio

Quando ha iniziato a scrivere narrativa destinata ai ragazzi e quale è stata la molla che l’ha spinta a scegliere proprio i giovani come destinatari privilegiati dei suoi testi?

In una realtà come quella italiana, poco formata e istituzionalizzata per la scrittura, spesso si inizia per caso. Ho vinto dei concorsi per inediti con storie per bambini (allora i miei figli erano piccoli e le loro voci mi risuonavano dentro) e poi mi ha contattato una piccolissima casa editrice veneta che voleva inaugurare una collana ad alta leggibilità adatta anche ai bambini con difficoltà di lettura. Abbiamo costituito un gruppo di lavoro che si è dato delle linee guida precise dal punto di vista grafico, sintattico e narrativo. Quell’esperienza per me è stata fondamentale perché mi ha insegnato a lavorare focalizzata sul lettore. I ragazzi mi affascinano, sono un mix di innocenza e saggezza, di entusiasmo e di pudore, di passione e di paura. Stanno decidendo che adulti vogliono diventare, osservano gli altri e giudicano il mondo, guardano avanti e sognano. Come lettori, inoltre, sono una sfida estrema: se a loro un libro non piace non lo leggono, molto semplicemente. Devi prenderli al lazo alla prima pagina e tenerli stretti fino all’ultima. Non ti concedono sconti: o ti amano e non esisti.

Quali sono i temi più ricorrenti nella sua narrativa e a quale bisogno comunicativo rispondono?

Non ti accorgi di aver frequentato alcuni temi fino a che non metti tutti i tuoi libri in fila e li analizzi. Ogni storia è a se’, eppure tutte parlano di te, dell’adolescente che sei stato e dell’adulto che sei diventato. Ero un’adolescente che pretendeva rispetto e giudicava severamente gli adulti. Nelle mie storie rispetto il lettore proponendo argomenti forti e non concedo sconti ai personaggi adulti. Parlo di famiglia, ovviamente, e di quanto sia difficile capirsi, di come l’amore e le buone intenzioni non sempre siano sufficienti. Parlo di scuola, di sogni e soprattutto di scelte e responsabilità personali. I ragazzi hanno bisogno di sapere che le loro scelte producono conseguenze, per se’ e per gli altri. Hanno bisogno di incontrare personaggi coraggiosi, che fanno i conti con le proprie paure e maturano scelte importanti. Da questo punto di vista raccontare Ilaria Alpi è stata una vera sfida. A chi vuoi che importi di una giornalista uccisa vent’anni fa? cercavano di scoraggiarmi alcuni amici. E invece ai ragazzi interessa, anche se Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono stati ammazzati prima che loro nascessero. Li interessa, li indigna, vanno a casa e fanno domande ai genitori, si appassionano alle notizie del tg. Si scoprono cittadini, si informano, leggono altre storie.

Un romanzo corale per affrontare le lacerazioni del passato: Patria di Fernando Aramburu

fernando aramburu 982x540 L’immagine di copertina di Patria che Guanda ha ripreso dall’edizione spagnola è allusiva dell’episodio generatore di tutto il romanzo: l’uccisione dell’imprenditore Taxto, marito di Bittori, per mano dei terroristi baschi in un giorno di pioggia battente. È lo stesso Aramburu a raccontare come ha scelto l’immagine come ha scelto l’immagine, seguendo un “istinto” che, come spiega, affonda le sue radici in un tragico fatto di cronaca del 2000 che aveva rimosso:

Curiosamente, de los tres elementos primordiales de la imagen (la lluvia, la silueta humana con posible boina y el paraguas rojo) no me fijé bien en el que seguramente tiene mayor peso simbólico, el paraguas. En mi novela llueve con frecuencia y, en un momento determinado de la narración, un hombre recorre bajo la lluvia el último trecho de su vida. Que el paraguas de la fotografía sea rojo pudiera parecer un elemento exótico. Esta impresión es, con todo, errónea, como tantas otras en las que incurriremos a buen seguro si juzgamos desde tópicos y prejuicios la realidad social vasca de las últimas tres décadas.

Fue después de haber elegido la ilustración de la cubierta cuando recordé (y unas fotos de prensa me lo confirmaron) que el paraguas que llevaba el periodista José Luis López de Lacalle el día en que ETA lo asesinó en Andoáin era de color rojo.[i]

 

Letteratura per giovani adulti /3. Intervista a Emanuela Da Ros

Da Ros Emanuela 458x458 a cura di Morena Marsilio

1)   Quando ha iniziato a scrivere narrativa destinata ai ragazzi e quale è stata la molla che l’ha spinta a scegliere proprio i giovani come destinatari privilegiati dei suoi testi?

Poco prima del 2000 (l’amico Andrea Zanzotto diceva che era ‘l’anno con le rotelle’ e che mi avrebbe portato fortuna) ho inviato al Premio Pippi un testo inedito, che avevo scritto per gioco o - parafrasando il titolo di una commedia di Natalia Ginzburg – “per allegria”. Si trattava del Giornalino Larry. Oltre a fare l’insegnante, avevo iniziato a dedicarmi al giornalismo, e - nel frattempo - facevo la mamma: il mio salotto era una redazione-sala-giochi. Un gran caos, a pensarci. Eppure in quella bagarre mi è venuta l’idea di scrivere una storia, dedicata ai bambini, in cui immaginavo che fossero loro a fare i giornalisti, a scrivere ciò che accadeva nel condominio Larry (che era il posto in cui passavano i pomeriggi). Quel testo - e per me è stato un evento magico - ha vinto il Premio Pippi, è stato pubblicato con Feltrinelli in Italia, e poi da un editore tedesco.

È stato l’inizio di un’avventura ‘preparata’ dalla lettura di tanti libri - soprattutto umoristici - scoperti anche grazie ai suggerimenti di Carla Poesio, che avevo avuto la fortuna di ascoltare durante un corso (per docenti) dedicato alla letteratura per ragazzi.

No future. La storia dietro la copertina di 108 metri. The new working class hero /11

 

foto copertina 108 metriSapevo che c’era una storia dietro la foto della copertina di 108 metri prima ancora di sapere che storia fosse. È una fotografia in bianco e nero, con due ragazzi in primo piano e delle ciminiere industriali sullo sfondo. Mi è piaciuta subito, l’ho scelta come foto di copertina ma ci ho messo un po’ per ricostruire la storia dietro le immagini fissate sulla pellicola. Ed è una storia working class, piena di rabbia e lacrime. Di disoccupazione e di morte. Di comunità devastate dal fantasma di Margareth Thatcher. Una storia che adesso finalmente posso raccontare.

Intanto dietro la copertina c’è un romanzo. Un memoir di emigrazione in Inghilterra: due anni in cui ho fatto parte della nuova working class inglese, quella dei servizi, delle pulizie, dei cleaner e dei kitchen assistant, dopo che la vecchia working class, quella delle industrie e dei minatori, era stata devastata dalle politiche conservatrici dei primi anni Ottanta. Politiche che distrussero le comunità working class del nord del paese o della Scozia, trasformando in Trainspotting quella che era The Road to Wigan Pier.

Letteratura per giovani adulti /2. Intervista a Aidan Chambers

f06f293c6a3103724913501e776b198c Quando ha iniziato a scrivere narrativa destinata ai ragazzi e quale è stata la molla che l’ha spinta a scegliere proprio i giovani come destinatari dei suoi testi?

Ho iniziato a scrivere narrativa per ragazzi mentre ero bibliotecario di una scuola e insegnante di inglese e teatro in una scuola superiore negli anni ‘60. Mi venne chiesto di trovare libri che i miei alunni potessero leggere e di incoraggiarli alla lettura il più possibile. Ma al tempo vi erano davvero pochi libri che fossero adatti. Non esisteva una categoria come ‘letteratura per ragazzi’. Chiesi allora ai miei alunni quale fosse il tipo di storie che sarebbe piaciuto loro leggere. Dissero che dovevano essere corte e che raccontassero di persone come loro, che facessero quello che potevano fare anche loro. Io scrivevo da quando avevo quindici anni, ma non riuscii a farmi mai pubblicare. Decisi di scrivere storie come quelle che volevano i miei alunni. Le mostrai ad un editore che le accettò. Allo stesso tempo, scrissi delle opere di teatro che i miei alunni potessero mettere in scena, e anche queste vennero pubblicate. Iniziò così la mia carriera di scrittore, innanzitutto per i ragazzi, e successivamente romanzi che parlassero dei ragazzi. La storia intitolata Ombre Sulla Sabbia, pubblicata da Rizzoli nel 2016, è uno dei primi romanzi corti scritti per i ragazzi. Il mio primo romanzo sui ragazzi fu Breaktime, pubblicato per la prima volta da Edizioni E. Elle nel 1994, e ripubblicato in una nuova traduzione nel 2005 da Fabbri Editori e ora da Rizzoli.

Giusto terrore di Alessandro Gazoia

 

download Fra le numerose opere che hanno contraddistinto il 2018, una in particolare ha le caratteristiche per entrare in un discorso ampio sull’evoluzione della forma romanzo nella letteratura italiana contemporanea. Si tratta di Giusto terrore. Storie dal nostro tempo conteso di Alessandro Gazoia (ilSaggiatore 2018, pp. 155).

Sul terrorismo italiano degli anni ’70 è uscito un numero di pubblicazioni (saggi, romanzi, articoli, reportage) tale che ci si chiede in quale misura un nuovo testo possa apportare un contributo diverso su questo tema. È senza dubbio con la consapevolezza di non poter scrivere un altro libro sugli anni di piombo che Gazoia adotta una strategia narrativa non inconsueta, ma finora mai applicata al racconto delle fasi e delle figure principali del terrorismo italiano, dissimulando un’analisi di quegli anni all’interno una cornice romanzesca.

Narrato in prima persona, l’opera si muove fra i terreni dell’autofinzione, del reportage narrativo, del saggio storico. Il progetto dell’autore è esplicitato fin dall’incipit: narrare il terrorismo come parte integrante della realtà. Lo sguardo della voce narrante si muove come la telecamera di un documentarista, cogliendo spunti dal paesaggio che scorre dai finestrini di un treno Intercity e da ciò accade all’interno di un suo scompartimento. Dalle immagini il narratore ricava riflessioni sulla storia italiana e mondiale più recente, spostandosi dalla copertina di un libro sul fondamentalismo islamico a una riflessione comparata sui terrorismi e gli estremismi, islamico e italiano.

Letteratura per ragazzi/1. Intervista ad Angela Nanetti

FB PS18 Autori Nanetti a cura di M. Marsilio

1. Quando ha iniziato a scrivere narrativa destinata ai ragazzi e quale è stata la molla che l’ha spinta a scegliere proprio i giovani come destinatari privilegiati dei suoi testi?

Ho iniziato pubblicando nel 1984 “Le memorie di Adalberto”, che ha come protagonista un preadolescente: il libro attualmente è edito da Giunti. L’obiettivo era quello di indurre a leggere il non-lettore, quindi una storia fresca e ironica, con un io narrante dodicenne alle prese coi problemi della crescita del corpo e delle relazioni familiari. Successivamente, nella collana “Ex libris” di El sono usciti “Cambio di stagione” e “Guardare l’ombra”,  dove i protagonisti  sono  dei sedicenni, un ragazzo e una ragazza, e il tema è l’amore. Perché ho iniziato rivolgendomi ai ragazzi, e quindi ai bambini? Per il desiderio di stare dentro quelle età, di viverne i pensieri e le emozioni, di dare loro voce.

2. Quali sono i temi più ricorrenti nella sua narrativa e a quale bisogno comunicativo rispondono?

Credo di avere pubblicato una trentina di libri rivolti all’infanzia e alla adolescenza e ho sperimenta to registri narrativi e contenuti diversi. All’inizio hanno prevalso le tematiche legate alla crescita e alle relazioni con gli adulti e coi coetanei, successivamente, a partire da “Mio nonno era un ciliegio” e senza escluderle, i temi si sono fatti più complessi e differenziati e altrettanto le modalità comunicative. Tutto questo rispondeva a un mio bisogno di esplorare altri percorsi e di rivolgermi a un lettore trasversale, offrendo della storia livelli di lettura diversi. L’uso della metafora (vedi “Mio nonno era un ciliegio”, “L’uomo che coltivava le comete”, “Un giorno un nome incominciò un viaggio”) , di strutture narrative più mosse, alternando dialogo, io narrate e  terza persona (vedi “Era calendimaggio”, “Due stagioni”, “Morte a Garibaldi”), insieme alla mescolanza di registri e tecniche narrative hanno permesso questo risultato, mentre il lavoro sul linguaggio e sulle psicologie ha favorito il meccanismo di identificazione tra me e i personaggi e tra me e il lettore . Tra i temi  frequenti quelli legati alla crescita e alle relazioni interpersonali, ma anche quello della identità e della accettazione dell’altro.