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diretto da Romano Luperini

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La scrittura e noi

Contiene testi poetici e narrativi editi e inediti di autori contemporanei.

Caro padre ti onoro, ma ti odio anche un po'

Alessandro Piangiamore | Tutto il vento che c'è / All the wind that blows (Ponentino, Scirocco) | 2012, soil, wind, cm 13x13x30 each View of the exhibition Smeared with the Gold of the Opulent Sun at NOMAS Foundation, RomeQuesto aticolo è apparso su Tuttolibri del quotidiano La stampa del 13 febbraio 2016.

La rancura (Mondadori) è il nuovo romanzo di Romano Luperini. Anzi sono due: uno, il romanzo storico, che copre le vicende (la Storia) del nostro Paese dal fascismo a oggi; l’altro, è la storia delle idee e stili che negli stessi anni, nell’ambito della letteratura, si sono avvicendate.

Alcune poesie di Nanni Balestrini

È recentemente uscito per DeriveApprodi Come si agisce e altri procedimenti, il primo volume delle poesie complete di Nanni Balestrini. Le poesie raccolte, che risalgono a un arco temporale che va dal 1954 al 1969, sono anticipate da un’Introduzione di Niva Lorenzini e seguite dallo scritto di Nanni Balestrini Linguaggio e opposizione (dall’antologia I Novissimi a cura di Alfredo Giuliani, 1961 ), da un’Antologia della critica a cura di Antonio Loreto e dal saggio Il senso appeso. Balestrini, poesie che si vedono di Andrea Cortellessa. Proponiamo di seguito una scelta di poesie.

Tre capitoli di La Rancura di Romano Luperini

0000000000rancuraromano Pubblichiamo un estratto dal romanzo di Romano Luperini La rancura. Poiché il romanzo è diviso in tre parti si danno qui in anteprima un capitolo per ciascuna di esse. Col capitolo della prima parte (In un casino) siamo negli anni del fascismo, con quello della seconda (La manifestazione femminista) negli anni settanta, con quello della terza (La selezione del Grande fratello) nell’era berlusconiana. Tornando alla terza puntata di questo Diario il lettore può agevolmente inquadrare nella vicenda i tre capitoli qui riportati.

Giustificazioni dell'autore avventizio circa alcune scelte compiute nel suo romanzo/4

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Le tre parti del romanzo (Memoriale sul padre, Il figlio, Il figlio del figlio) corrispondono a tre generi narrativi diversi. La prima (la storia del padre negli anni del fascismo e della resistenza) oscilla fra il romanzo storico e il memoriale e si avvicina alla docu-fiction: del romanzo storico ha l’alternanza fra invenzione e ricostruzione di fatti realmente accaduti (molti personaggi, qui come nella parte successiva, sono realmente vissuti e chiamati col loro vero nome), del memoriale il pathos del ricordo, della docu-fiction la documentazione. La seconda (la storia del figlio fra gli anni del dopoguerra e della contestazione e quelli di piombo) ha l’aspetto del resoconto autobiografico in prima persona ma in realtà si muove nell’ambito dell’autofiction; accanto a fatti realmente accaduti all’autore ve ne sono altri invece inventati o ricostruiti su documenti d’epoca. La terza (la storia del figlio del figlio, ambientata nel 2005) è un racconto oggettivo in terza persona, ma vi si incontrano anche riscritture ironiche di precedenti testi dell’autore. I due protagonisti delle prime due parti (il padre e il figlio) dapprima sono visti prevalentemente dall’interno, poi, nella parte immediatamente successiva a quella in cui compaiono per la prima volta, sono considerati e giudicati anche dall’esterno, in modo che il lettore non sia orientato in un’unica direzione e abbia una prospettiva valutativa aperta e problematica.

Il romanzo dell'autore avventizio: la trama/3

0000000000rancuraromano Pubblichiamo la terza delle cinque puntate del "Diario di un autore avventizio", che Romano Luperini ha scritto in occasione della pubblicazione del suo nuovo romanzo: "La rancura". Gli articoli verranno pubblicati ogni venerdì e si concluderanno con l'anticipazione di un brano del romanzo. La prima parte si può leggere qui, la seconda qui.

Il romanzo, suddiviso in tre parti, racconta il rapporto fra padri e figli lungo tre generazioni, dal fascismo a oggi. La prima parte copre gli anni 1935-1945, la seconda si svolge fra il 1945 e il 1982, la terza è ambientata nell’estate 2005. Il titolo La rancura riecheggia un passo di Montale (dal poemetto Mediterraneo in Ossi di seppia): «E questa che in me cresce/ è forse la rancura/ che ogni figliuolo, mare, ha per il padre».

Le avventure dell'autore avventizio/2

0000000000rancuraromano Pubblichiamo la seconda delle cinque puntate del "Diario di un autore avventizio", che Romano Luperini ha scritto in occasione della pubblicazione del suo nuovo romanzo: "La rancura". Gli articoli verranno pubblicati ogni venerdì e si concluderanno con l'anticipazione di un brano del romanzo. La prima parte si può leggere qui.

A Mondadori sono arrivato per caso, e seguendo la trafila naturale di un autore avventizio. Una mia ex allieva, che lavora nella editoria a Londra e a cui avevo chiesto lumi per orientarmi, mi aveva fornito diversi mesi fa due indirizzi elettronici: quello di Carlo Carabba per Mondadori e quello di una ragazza che lavora presso Rizzoli, seppure in un settore estraneo alla narrativa. Ho mandato il testo a entrambi, e dal secondo indirizzo non ho avuto alcun riscontro. Viceversa Carabba mi ha risposto subito dicendomi che non si occupava di narrativa e indirizzandomi a Giulia Ichino.

Diario di un autore avventizio/1

0000000000rancuraromano Pubblichiamo a partire da oggi la prima delle cinque puntate del "Diario di un autore avventizio", che Romano Luperini ha scritto in occasione della pubblicazione del suo nuovo romanzo: "La rancura". Gli articoli verranno pubblicati ogni venerdì e si concluderanno con l'anticipazione di un brano del romanzo.

Sto per pubblicare un romanzo. Un vero romanzo. E con un editore di primo piano. Sinora avevo scritto di narrativa solo con la mano sinistra e quasi di nascosto, presso editori minori (il più importante, forse, era stato Sellerio nel 2008).

Per un critico e un saggista saltare il fosso e collocarsi dall’altra parte, quella di chi è valutato e giudicato, non è facile. Il rischio è quello di rovinarsi una identità già assodata, di avventurarsi in un campo nuovo e inesplorato. Come autore di romanzi, insomma, sono un autore avventizio.

“Quarta generazione” di Piero Chiara e Luciano Erba

0000000000Erba Pubblichiamo la Nota al testo di Serena Contini alla ristampa anastatica dell’antologia “Quarta generazione” di Piero Chiara e Luciano Erba, in due volumi, con carteggi e appendici (Nuova Editrice Magenta, 2015). Si ringrazia per la gentile concessione.

L’articolato progetto editoriale e le successive elaborate fasi di realizzazione dell’antologia Quarta generazione. La giovane poesia (1945 - 1954) sono stati ricostruiti grazie alla copiosa corrispondenza tra i due curatori Luciano Erba e Piero Chiara e Luciano Anceschi, direttore della collana Oggetto e Simbolo, in cui la raccolta poetica venne pubblicata, dopo alcuni anni di gestazione, dall’Editrice Magenta a Varese nel giugno 1954.

La Grande Guerra in un romanzo per ragazzi. Su Fuori fuoco di Chiara Carminati

carminati_fuori-fuoco_smallÈ nella cinquina finalista +11 del neonato “Premio Strega ragazze e ragazzi” il romanzo di Chiara Carminati Fuori fuoco, uscito nel 2014 e già vincitore nel corso del 2015 di diversi premi di letteratura per ragazzi, tra cui un riconoscimento speciale della giuria del Premio Andersen (già assegnato nel 2012 proprio a Carminati come miglior autrice).

Un romanzo sur place

 

Maggiani_Il romanzo della nazione_NAR.inddIl Romanzo della Nazione è un romanzo sur place. Maggiani scrive con garbo, ma non si muove, nemmeno cammina, resta lì. Però con molti vezzi e mossette. Come un calciatore che durante la partita palleggia, tocca di tacco e di fino, ma non si sposta dal centro del campo, non fa assist ai compagni, tanto meno la butta dentro. Che il protagonista ha baciato la madre morente ce lo deve dire per cinque o sei pagine, e che la madre gli ha messo da bambino una cuffietta e poi così l’hanno fotografato, per altre cinque o sei. Allunga il brodo, avrebbero detto la madre Adorna o la zia Cesarina. Allungando e allargando, Maggiani può credere di scrivere della nazione, quando invece scrive di sé, delle proprie orecchie a sventola, del proprio bacio alla madre, della propria somiglianza con Kafka, del proprio rapporto col padre, delle proprie zie, dei propri amici e, tutt’al più, del proprio quartiere. E può credere di scrivere un romanzo, quando invece se la ride e se la canta, guardando sempre e solo il proprio ombelico.

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