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diretto da Romano Luperini

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La scrittura e noi

Contiene testi poetici e narrativi editi e inediti di autori contemporanei.

Oro botanico e ferro equino/Lettere dalla Corea del Sud 6

calder spoleto20 ottobre 2013

Agatha è brasiliana, come me ha trentuno anni e gli occhi stanchi e dice che bisogna andarsene prima che cominci la nausea.

Io è da giorni che ce l’ho, da quando è scoppiato l’autunno e la strada del campus si è incrostata di frutti di ginko. È un albero bellissimo e al posto delle foglie ha tanti ventaglietti che quando si seccano sono così gialli brillanti che per davvero sembrano d’oro – e allora forse è per questo che i coreani il ginko lo chiamano unen namu, albero della banca, con un nodo di u e di nasali che tiene insieme la botanica e l’economia.

Non chiamatela violenza sulle donne

1377220 10202028517064653 1775661386 n1Oggi ho provato a fare i miei esercizi a terra. Che ci crediate o no, che ci prestiate attenzione o meno, il corpo conserva tutto quello che gli succede. Così, oggi, è bastato meno di un istante per capire quale dolore mi stesse premendo dietro la schiena. Quando ho letto Uomini che odiano le donne un pensiero si è fatto strada tenendomi all'erta per giorni. Inizialmente non riuscivo a capire cosa scatenasse quel senso di inquietudine che la crudezza della vicenda narrata non bastava a giustificare. Poi ho individuato la fonte del mio disagio nei titoli di apertura di ogni capitolo, in cui Stieg Larsson riporta percentuali sul numero di donne vittime di molestie, discriminazione sessuale, abusi, e altro ancora, in Svezia. Allora mi è stato chiaro che non erano gli episodi di violenza immersi nel contesto fizionale a turbarmi, ma la loro immagine in rapporto al resoconto oggettivo riportato in apertura. Mi sono sentita fortunata, perché in fondo, nonostante tutto, non mi è mai successo nulla di così grave da rischiare la vita: nessun maniaco, nessun killer, nessun violentatore seriale.

Più applaudi, meno muori. Lettere dalla Corea del Sud/5

piedi del funamboloQuando aveva sei anni, CiderBough ha deciso di cambiare nome. Prima si chiamava AppleBough, ramo di melo, e si era trascinata questo battesimo fruttato lungo tutto il suo passato di bambina piccola piccola, ambientato in una California abbagliante, ma poi è successo qualcosa, qualcosa che non ha voluto dire, e di schianto il melo si è tramutato in cedro: CiderBough. Sì, proprio un cedro, perché i cedri hanno una proprietà speciale, che li fa assomigliare agli affetti del cuore, ha spiegato lei – e poi ha citato Khalil Gibran: «Se l’albero perde un ramo robusto soffre, ma non muore. Riversa tutta la vitalità nel ramo accanto, perché possa crescere e riempire il posto vuoto».

Anatomia dell’irrequietezza (a Mohyeon). Lettere dalla Corea del Sud/4

come-evitare-lo-spam-sulla-mail-e-non-sprecare-piu-tempoLo so che un'anatomia dell'irrequietezza è già stata scritta, però non vedo proprio come altro chiamare questo mio corpo che guizza da un luogo all'altro e da un'attività a quella subito precedente, per poi spezzarla di nuovo e riprenderla chissà quando e soprattutto chissà perché, visto che il problema è: la sindrome premestruale.

 Anatomia dell'irrequietezza è infatti un sinonimo di sindrome premestruale.

Una certezza universale. Lettere dalla Corea del Sud/2

Una certezza universale-3È un surrogato del globo questo dormitorio di uegughì, di stranieri, venuti qui dalla Tanzania alla Georgia e dal Messico all’Indonesia per divulgare versioni disossate della loro lingua.

Arrivano qui con le vene striate di vaccini, perché la Corea del sud non se la immaginano e allora sono partiti inquieti, hanno addirittura fatto delle iniezioni specialissime, introvabili nella loro città e perciò sono andati nella capitale, alla ricerca del laboratorio che custodisce il siero contro l'encefalite giapponese, una malattia mortale, rarissima ma mortale, provocata da una zanzara che perturba le risaie del sud est asiatico. E in quel laboratorio di veleni salvifici un'infermiera li avrà distratti dalla persistenza dell'ago nel braccio, predicendo per loro un futuro coreano fitto di avventure con scimmiette appostate a ogni crocicchio, pronte a mordere la tenerezza delle cosce. 

Monsone e semaforo. Lettere dalla Corea del Sud/1

 

Monsone e semaforoCi siamo: finalmente è arrivato il Monsone. Era da tanto che lo aspettavo, che chiedevo a tutti – colleghi, studenti, pezzi di cielo: quando arriva il Monsone? Ma nessuno sapeva rispondermi con precisione. Chi diceva giugno, chi luglio, chi pensava che forse non sarebbe arrivato affatto. Qualcuno mi ha pure detto che due anni fa, a Delhi, il Monsone non era riuscito a bucare la crosta d’inquinamento e allora aveva deciso di tornare indietro, gonfio e deluso, lasciando secche le rughe degli elefanti e negando sollievo ai respiri, brillantezza ai colori.

Finché le donne saranno considerate a responsabilità limitata

179457 493444120709460 348275165 nA responsabilità limitata

Finché le donne saranno considerate a responsabilità limitata ci saranno la violenza e l’assassinio sulle donne e delle donne in quanto donne. Per questo frasi del tipo “Come era vestita quella notte?” o “Sarebbe bene che le donne non uscissero da sole la sera” sono pericolose e gravissime.

Come delfini in mare

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Camminando sotto casa, in un cespuglio ho udito sfrascare. L’ombra di un animale si è profilata nel folto, subito è sparita nel bosco. Un cinghiale, ho pensato, o un cerbiatto. Due giorni dopo, ripassavo dallo stesso punto col cane. Ho sentito grugnire nella forra sotto la strada asfaltata. Un cinghiale, certamente. Svoltato l’angolo, preso il viottolo, mi sono trovato nel mezzo di una nidiata di cinghialini. Scappavano goffamente in tutte le direzioni, a raggiera. Il cane li ha inseguiti, più per gioco che per istinto di caccia.

Questa è la civiltà. Una sera in una scuola serale

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In una battuta durante la campagna elettorale del febbraio 2013, Silvio Berlusconi si rivolse a Santoro, per offenderlo, chiedendogli se avesse frequentato le scuole serali. Come in tutte le battute del più rappresentativo uomo politico italiano dell’ultimo secolo, anche questa sprigiona una visione del mondo al tempo stesso volgare e antidemocratica. E capace di alimentare volgarità e disprezzo delle masse, anche nelle masse stesse.

Le suole basse di Celati

celatiLo ammetto e me ne scuso: ho conosciuto Celati da poco. Avevo letto qualche frammento, non ricordo dove. Il giorno dopo sono andata in libreria e ho comprato tutto quello che ho trovato: “Verso la foce”, “Passar la vita a Diol Kadd” e “Cinema all’aperto”. Quando sono arrivati i libri e i dvd sono andata a casa, ho spento le luci per incontrare un uomo di cui, se fossi nata prima, mi sarei innamorata: un viso da esploratore nordico, una scompostezza stranamente aggraziata in certe pose, una voce che mi ha fatto pensare a qualcosa di morbido che rotola lungo un pendio d’erba.