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diretto da Romano Luperini

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La scrittura e noi

Contiene testi poetici e narrativi editi e inediti di autori contemporanei.

"L'uso della vita.1968" vince il premio Volponi

1474606 713378852028989 1917481116 nL'uso della vita. 1968 di Romano Luperini ha vinto ex aequo con La lucina di Antonio Moresco e Il gabinetto del dottore Kafka di Francesco Permunian la X edizione del Premio Nazionale Paolo Volponi. Il libro è stato inoltre proclamato “supervincitore” dello stesso premio dalla giuria popolare. Con l'occasione pubblichiamo le ultime pagine del romanzo.

 

Il sessantotto era finito, ed era finito come se avesse perduto per via buona parte della sua leggerezza...Eppure, pensava Marcello mentre dalla posta tornava a casa dalla madre, lui stesso, ch eppure di natura si si sentiva pesante, ne era stato travolto e come trascinato via.

“Platano” di Stefano Dal Bianco. Autocommento

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Platano
Sono uscito a camminare verso il mare, ma devo negarlo
perché ero uscito e in realtà quasi subito
ho incontrato un platano e mi tocca di scriverlo,
anche se scrivere è di più che raccontare,
anche se raccontare è già difficile,
anche se il difficile è rientrare
a scrivere del platano,
a raccontare il platano
senza averlo davanti,
cercando di ricordare,
tradendo nel ricordo come se lui non esistesse, veramente
platano di rami e foglie nella luce.
 

Come dimenticarlo

Descriverlo, accettare le metafore, perfettamente sufficienti, indifferenti in apparenza ma vive del suo sguardo, morte del suo splendore, del male che le fa differenti e lucide di sé. E complimenti al platano e addio alla passeggiata, di chi per un momento ha creduto di vederlo e l’ha dimenticato.
 

Ricostruirlo come nuovo

Ritornare sul prato come in cerca di qualcosa che non è più albero,
non più albero di me e di te che mi leggi e non stai sul prato,
e senza amore immagini quest’albero, senza riserve di realtà.
Chiederti di venire senza fissare appuntamenti,
chiedere insieme distrattamente
con la sola energia che ci è concessa
un posto libero nel prato, di fronte al mare,
non lontano dalla stanza dove tutto è raccontato.
                                                                                       
(da Ritorno a Planaval, Mondadori, Milano 2001). 

Sogno

Cala.Di.Forno-800Vedevo quel segno, quello stemma, inciso sulla curva rotonda. Il tuo corpo bianco e roseo era bocconi sulla coperta rossa. Ti guardavo, la mia mano ti sfiorava, percorrevo l’arco della schiena, scendevo sulle caviglie, indugiavo sull’incavo del ginocchio, risalivo a quelle due rotondità lisce e sode, le aprivo delicatamente, ne scoprivo il solco, ne accarezzavo l’interno con un dito.

Oro botanico e ferro equino/Lettere dalla Corea del Sud 6

calder spoleto20 ottobre 2013

Agatha è brasiliana, come me ha trentuno anni e gli occhi stanchi e dice che bisogna andarsene prima che cominci la nausea.

Io è da giorni che ce l’ho, da quando è scoppiato l’autunno e la strada del campus si è incrostata di frutti di ginko. È un albero bellissimo e al posto delle foglie ha tanti ventaglietti che quando si seccano sono così gialli brillanti che per davvero sembrano d’oro – e allora forse è per questo che i coreani il ginko lo chiamano unen namu, albero della banca, con un nodo di u e di nasali che tiene insieme la botanica e l’economia.

Non chiamatela violenza sulle donne

1377220 10202028517064653 1775661386 n1Oggi ho provato a fare i miei esercizi a terra. Che ci crediate o no, che ci prestiate attenzione o meno, il corpo conserva tutto quello che gli succede. Così, oggi, è bastato meno di un istante per capire quale dolore mi stesse premendo dietro la schiena. Quando ho letto Uomini che odiano le donne un pensiero si è fatto strada tenendomi all'erta per giorni. Inizialmente non riuscivo a capire cosa scatenasse quel senso di inquietudine che la crudezza della vicenda narrata non bastava a giustificare. Poi ho individuato la fonte del mio disagio nei titoli di apertura di ogni capitolo, in cui Stieg Larsson riporta percentuali sul numero di donne vittime di molestie, discriminazione sessuale, abusi, e altro ancora, in Svezia. Allora mi è stato chiaro che non erano gli episodi di violenza immersi nel contesto fizionale a turbarmi, ma la loro immagine in rapporto al resoconto oggettivo riportato in apertura. Mi sono sentita fortunata, perché in fondo, nonostante tutto, non mi è mai successo nulla di così grave da rischiare la vita: nessun maniaco, nessun killer, nessun violentatore seriale.

Più applaudi, meno muori. Lettere dalla Corea del Sud/5

piedi del funamboloQuando aveva sei anni, CiderBough ha deciso di cambiare nome. Prima si chiamava AppleBough, ramo di melo, e si era trascinata questo battesimo fruttato lungo tutto il suo passato di bambina piccola piccola, ambientato in una California abbagliante, ma poi è successo qualcosa, qualcosa che non ha voluto dire, e di schianto il melo si è tramutato in cedro: CiderBough. Sì, proprio un cedro, perché i cedri hanno una proprietà speciale, che li fa assomigliare agli affetti del cuore, ha spiegato lei – e poi ha citato Khalil Gibran: «Se l’albero perde un ramo robusto soffre, ma non muore. Riversa tutta la vitalità nel ramo accanto, perché possa crescere e riempire il posto vuoto».

Anatomia dell’irrequietezza (a Mohyeon). Lettere dalla Corea del Sud/4

come-evitare-lo-spam-sulla-mail-e-non-sprecare-piu-tempoLo so che un'anatomia dell'irrequietezza è già stata scritta, però non vedo proprio come altro chiamare questo mio corpo che guizza da un luogo all'altro e da un'attività a quella subito precedente, per poi spezzarla di nuovo e riprenderla chissà quando e soprattutto chissà perché, visto che il problema è: la sindrome premestruale.

 Anatomia dell'irrequietezza è infatti un sinonimo di sindrome premestruale.

Una certezza universale. Lettere dalla Corea del Sud/2

Una certezza universale-3È un surrogato del globo questo dormitorio di uegughì, di stranieri, venuti qui dalla Tanzania alla Georgia e dal Messico all’Indonesia per divulgare versioni disossate della loro lingua.

Arrivano qui con le vene striate di vaccini, perché la Corea del sud non se la immaginano e allora sono partiti inquieti, hanno addirittura fatto delle iniezioni specialissime, introvabili nella loro città e perciò sono andati nella capitale, alla ricerca del laboratorio che custodisce il siero contro l'encefalite giapponese, una malattia mortale, rarissima ma mortale, provocata da una zanzara che perturba le risaie del sud est asiatico. E in quel laboratorio di veleni salvifici un'infermiera li avrà distratti dalla persistenza dell'ago nel braccio, predicendo per loro un futuro coreano fitto di avventure con scimmiette appostate a ogni crocicchio, pronte a mordere la tenerezza delle cosce. 

Monsone e semaforo. Lettere dalla Corea del Sud/1

 

Monsone e semaforoCi siamo: finalmente è arrivato il Monsone. Era da tanto che lo aspettavo, che chiedevo a tutti – colleghi, studenti, pezzi di cielo: quando arriva il Monsone? Ma nessuno sapeva rispondermi con precisione. Chi diceva giugno, chi luglio, chi pensava che forse non sarebbe arrivato affatto. Qualcuno mi ha pure detto che due anni fa, a Delhi, il Monsone non era riuscito a bucare la crosta d’inquinamento e allora aveva deciso di tornare indietro, gonfio e deluso, lasciando secche le rughe degli elefanti e negando sollievo ai respiri, brillantezza ai colori.

Finché le donne saranno considerate a responsabilità limitata

179457 493444120709460 348275165 nA responsabilità limitata

Finché le donne saranno considerate a responsabilità limitata ci saranno la violenza e l’assassinio sulle donne e delle donne in quanto donne. Per questo frasi del tipo “Come era vestita quella notte?” o “Sarebbe bene che le donne non uscissero da sole la sera” sono pericolose e gravissime.