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diretto da Romano Luperini

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Perché leggere La fidanzata di Achille di AlkiZei

51-4EnZ8xiL._SX342_SY445_QL70_ML2_.jpg IL TRENO E’ IN PARTENZA. ELENA STA IN PIEDI davanti al finestrino e guarda fuori. Cioè deve stare in piedi e guardare. È la prima volta che viaggia in vagone letto. Porta una camicia da notte rosa con i pizzi. L’ha comprata alle svendite al supermercato. Le sue si sono scolorite a forza di lavarle alla lavanderia automatica del quartiere. Non si può viaggiare in vagone letto con una camicia scolorita! […] Fuori dal finestrino del treno sta in piedi un uomo con un abito scuro e un cappello a larghe tesi. Porta occhiali scuri. È il regista. Chissà perché si veste così. Il treno dell’orrore. Una superproduzione. Ci lavorano quattro protagonisti famosi e duecentocinquanta comparse. Fra le comparse: Elena, Evghenios, Panos, Anna e Stèfanos. Ottanta franchi al giorni e almeno cinque giorni di riprese. Quattrocento franchi! Nessuno di loro ha un libretto di lavoro. Ma ha combinato tutto l’aiuto-aiuto-regista, che è amico di Stèfanos. È un extraparlamentare di sinistra, e sa tutto della Grecia. Della dittatura dei Colonnelli, dei profughi politici, dei fuoriusciti. Anche di cose successe molto prima, l’Occupazione e la guerra civile.

Perché la Storia ti colpisce come un treno in corsa

AlkiZei è stata una delle più importanti scrittrici per ragazzi greca, La fidanzata di Achille, Crocetti, Milano, 1998[1]è il suo unico libro per adulti; pressoché sconosciuto in Italia, è ormai un classico della letteratura contemporanea grecae offre un efficace affresco del dopoguerra di cui l’autrice stessa fu protagonista. La Zei fu membro attivo della Resistenza ed esule in Russia fino al 1964, per poi emigrare di nuovo a Parigi all’indomani della dittatura dei colonnelli: in Elena, la protagonista della storia, c’è indubbiamente la sua eco.

Il romanzo prende le mosse dalle riprese parigine del film “Il treno dell’orrore” in cui gli esuli greci figurano come comparse, la scrittura si muove compulsivamente su due piani, che si attirano e respingono: il presente, in terza persona, e il passato, raccontato direttamente da Elena, la fidanzata di Achille. E’ un libro di memoria individuale e collettiva. Il treno è anche il mezzo che trasporterà Elena durante la sua rivoluzione e scoperta di sé: Pireo- Atene, Atene-Roma, Roma-Parigi, Parigi- Mosca, Mosca Taškin, Taškin- Mosca, Mosca-Atene, Atene-Parigi.

 

L’arco temporale coperto sono i terribili anni che vanno dal 1936, la presa al potere del generaleMetaxa, fino ai primi anni ’70: nel mezzo ci sono l’occupazione nazifascista, la guerra di liberazione, la rivolta di Atene, la guerra civile, la morte di Stalin, le denunce di Kruscev del ’56, il governo di centrosinistra greco, il colpo di stato dei Colonnelli, il maggio francese e il fallito colpo di stato del re greco del 1969.

Dafneha quindici anni quando entra nella resistenza,si fidanza e sposa il suo kapetanos, nome di battaglia- e unico che ci è dato conoscere- Achille;per sé sceglie Elena, un nome comune.Dopo il matrimonio,Achillela abbandona per la lotta partigiana in montagna, non la include nelle sue battaglie e di fatto la condanna a un’esistenza di fuga, espedienti, tortura e carcerazione, fino all’espatrio in Russia passando da Roma.Dopo l’accavallarsi convulso degli eventi, con un ritmo intenso e sincopato, il romanzo rallenta e quasi si ferma, prendendo i colori dell’idillio: Elena vivrà due anni a Roma prima di potersi riunire con il marito. Roma, locus amoenus, è il regno della libertà in cui può vivere l’amore con il pittore svizzero Jean Paul e sperimentare un’esperienza cosmopolita: quel che è certo è che sono Dafne. E’ impossibile che Elena stia seduta a sguazzare spensierata nell’acqua della fontana in compagnia di uno sconosciuto.La notizia della morte di Stalin segna il definitivo distacco tra lei e Jean Paul, che non capisce la sua reazione disperata alla notizia della finedel nostro baffone.Finalmente le viene concesso di andare a Taškent in Uzbekistan, dove vivono il marito e la comunità di esuli greci. Ma qui si compie un’altra delusione: Elena non riesce ad adattarsi, si scontra con la fideistica adesione al partito del marito e con la comunità greca che è divisa in fazioni e cova antiche lacerazioni. Né Mosca né il ritorno in Grecia saneranno questa ferita: il colpo di stato dei Colonnelli, che la sorprende ad Atene il 21 aprile 1967, significa, di nuovo, esilio a Parigi.

Perché Dentro di noi siamo separati quasi tutti

Durante le riprese del film, Elena racconta a Patmosdi non amare più Achille e di volere la separazione, l’uomo le risponde che ciascuna relazione è una lacerazione e che all’interno siamo tutti separati. Questa mi sembra la frase chiave di un libro che è principalmente un romanzo di formazione, di relazione e di conflitto. Un libro che esplora un unico personaggio, ma in realtà una generazione intera.

Elena- Achille (il marito)

Achille nutre una fiducia cieca e folle nel futuro e nella rivoluzione: per lui non c’è nulla oltre al partito. Le fratture più grandi con Elena avvengono perché lei mette in discussione le decisioni del direttivo, ha bisogno di parole e di spiegazioni e non è più la ragazzina che ha sposato. La realtà è che ciò che ha unito Achille ed Elena, la rivoluzione, non c’è più e mentre Achille l’ha cristallizzata in eterno, Elena l’ha vissuta, attraversata e trasformata. Un episodio mi pare sintomatico della differenza tra i due: Achille riceve un giaccone da parte della madre di Elena, di fronte al volto scandalizzato del marito Elena propone di venderlo. Non dirlo mai più risponde Achille e non per non mancare di rispetto a Liza, la verità è un’altra Come potevi pensare che io accettassi una moglie che fa il mercato nero con quelli che hanno versato il sangue perché non fossimo schiavi del fascismo?

“o mi parli da marito o da segretario del partito”

“L’una cosa non esclude l’altra”

Dafne-Jean Paul (l’amante)

Elena incontra Jean Paul a Roma e con lui vive un’intensa storia d’amore che funziona fino a che lei vive la vita di Dafne, spensierata, felice, senza storia. Quando il passato irrompe nella persona della morte di Stalin scoppia il conflitto che è in realtà tutto in Dafne-Elena: che cosa può capire lui di me? Lui non ha avuto fame, non è mai andato in giro per le strade senza sapere dove passare la notte, non gli hanno strappato via dalla carne i suoi amici per metterli al muro, non ha rinnegato tutto quello in cui credeva perché smettessero di torturarlo. Dafne non permette a Jean Paul di conoscerla:vuole che lui resti in eterno un intervallo della sua vita.

Elena-Liza (la madre)

Liza è la mamma di Dafne/Elena: donna bella ed elegante, spinge la figlia a vivere la vita rivoluzionaria che avrebbe voluto lei. Liza è l’unica a restarle sempre vicino ad accettarla così come è, a spingerla al limite (non vuole che io resti una ragazza tranquilla a cui piace scrivere poesie), ma a costringerla a mantenere la sua femminilità e la sua unicità (vestiti con eleganza, ti sospettano meno): quando le invierà una pelliccia per affrontare l’inverno moscovita, all’interno ricamerà l’iniziale D, nonostante dal 1942 l’abbia sempre e solo chiamata Elena, forse comprendendo il desiderio della figlia di staccarsi dal suo sé rivoluzionario.

Elena-Dafnula (la figlia)

Dafnula è la figlia di Elena e Achille, Elena sceglie di darle il suo nome (se non posso averlo io, che lo abbia lei), nonostante le rimostranze di Achille che avrebbe preferito Olga. La tensione fra le due si esaspera a Parigi durante il maggio ’68: Dafnula vorrebbe la madre eroina come la figura idealizzata del padre in carcere ad Atene e rinfaccia a tutti gli esuli greci di non avere più spirito rivoluzionario e di essere chiusi in un passato che non tornerà più; Elena da par suo non comprende questi ragazzi che fanno la rivoluzione senza rischiare nulla, con il permesso dei genitori, con la giustificazione della scuola .

Elena-i compagni greci (gli esuli)

I profughi greci, sia in Uzbekistan sia a Parigi, non sono un quadretto idilliaco da cartolina, una comunità stretta e solidale, ma un gruppo di persone in tensione: covano antichi rancori mai sopiti. Elena sconta la colpa di non aver fatto resistenza armata in montagna, di essere quella che si è salvata mentre altri sono stati uccisi, di aver lottato a Parigi vestita come un’artista. Gli esuli sono uniti fra loro solo ai funerali, quando non c’è più nulla da discutere e c’è solo da celebrare e da mettersi in mostra.

Elena-Dafne (il passato e il presente)

La frattura più grande e chiave per capire il libro è proprio quella all’interno della protagonista, che lotta per togliersi di dosso il marchio di fidanzata di Achille. Eppurela scissione si ricompone solo quando accetta che non può esserci Dafne senza Elena né Elena senza Dafne e l’unico modo per sopravvivere è ricominciare la vita con qualcuno che conosca il suo stesso passato e sappia che appena farò per svestirmi, mi si vedrà sulla schiena,  come il timbro sull’aquila bianca che stampavamo sul dolce a Capodanno, inciso per sempre: la fidanzata di Achille.L’unico futuro possibile è accogliere chi siamo.

Perché riguarda tutti noi che siamo spettatori della storia

Ma la fidanzata di Achille è anche la storia di come il mondo ha guardato il dopoguerra greco e di come ancora oggi, di fronte ai drammi individuali e collettivi sentiamo l’esigenza di ridurre tutto a show, a narrazione, a racconto edificante. Così dunque un film sul dopoguerra greco non può che avere un titolo emotivamente coinvolgente “Il treno dell’orrore” e Genevieve, la giovane avvocatessa e paladina dei diritti umani, ritiene naturale proporre un lungometraggio sulla storia d’amore tra Elena e Achille. Non voglio che la mia vita diventi un film, non guardare solo il lato romantico, ci sono infiniti problemi e difficoltà per due persone che si separano e poi si ritrovano dopo anni, risponde Elena alla proposta. Genevieve non capisce, per lei Elena è la fidanzata di Achille e non si aspettava una donna giovane e bella; ad una Elena che fa di tutto per eliminare la retorica dice E’ proprio questo il lato romantico, che pur tra le contraddizioni l’amore resti intatto. Gli esuli vengono mostrati come animali esotici allo zoo, da loro ci si aspetta che raccontino solo storie tristi, sempre le solite come la recita della poesia di Natale quando era bambina; Elena ha l’impressione che loro, i greci che hanno provato a cambiare la storia, siano ora come i pavoni che fanno la ruota davanti ai giornalisti, agli estremisti di sinistra, ai registi. Sente di non essere accettata come Elena/Dafne, il ruolo che deve recitare è quello di esule, triste emaciata e povera: chi non ha vissuto la ferocia della storia ne vuole vedere solo il lato emotivo, ma per Elena è ormai tempo di razionalizzare, di distaccarsi e di trovare se non pace, equilibrio. E il destino tra chi ha vissuto la storia e chi si trova ad ascoltarla, a studiarla e leggerla è di non capirsi mai fino in fondo. 

[1] Il volume cartaceo è ora esaurito, ma è reperibile la versione in e-book. AlkiZei è una delle più importanti scrittrici per ragazzi in Italia sono editi: La tigre in vetrina, Salani, Il nonno bugiardo, Camelozampa e Micioragionamenti, sempre per Camelozampa.

 

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