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Letteratura per giovani adulti / 9 - Intervista a Celia Rees

 celia rees eff806fd 9dad 4985 8925 1dc80e6175c resize 750 A cura di Morena Marsilio

1. Quando ha iniziato a scrivere narrativa destinata ai ragazzi e quale è stata la molla che l’ha spinta a scegliere proprio i giovani come destinatari dei suoi testi?

Ero un’insegnante di scuola secondaria e ho iniziato a scrivere con e per i miei studenti adolescenti. La spinta e l’ispirazione iniziali sono venute da loro e dal tipo di libri che preferivano leggere. A loro piacevano libri entusiasmanti: thriller, horror, avventurosi, i quali erano stilisticamente e in termini di contenuti quasi da adulti, ma avevano al centro dell’azione degli adolescenti. La maggior parte dei libri erano americani. I miei studenti volevano che l’azione si svolgesse nel Regno Unito e che i protagonisti fossero dei ragazzi normali come loro. All’incirca in quel periodo, qualcuno mi raccontò una storia vera che rispecchiava esattamente queste caratteristiche, quindi ho pensato di poterla trasformare in un thriller per teenager. Così nacque il mio primo romanzo, Every Step You Take (‘Ogni passo che fai’). Lo iniziai a scrivere nel 1989 e il libro venne pubblicato nel 1993 dall’editore Macmillan.

2. Quali sono i temi più ricorrenti nella sua narrativa e a quale bisogno comunicativo rispondono?

Il mio modo di pensare non funziona per temi astratti, ricorrenti o meno. Quello che scelgo di esplorare è sempre diverso di libro in libro. Tendo ad avere dei personaggi femminili forti, eroine e non vittime, sebbene capita che io scelga di avere protagonisti maschili. Per me è la storia ad essere fondamentale, ma mi piace esplorare dei temi più profondi all’interno di una struttura più grande, che sia la vita quotidiana in un particolare periodo storico, in particolar modo quella delle donne, o gli effetti devastanti del disturbo da stress post-traumatico su un individuo e la sua famiglia. Tuttavia, come dicevo, cambiano significativamente di libro in libro.

 

3. Come è cambiato il modo in cui la sua generazione ha vissuto l’adolescenza e quello in cui la affrontano i giovani di oggi?

Alcune cose sono molto diverse. Io sono cresciuta con una certa libertà da bambina, un po’ meno da adolescente. Non c’erano i telefonini, niente internet, niente computer, niente video e solamente tre canali in televisione, etc. Ritengo che, fondamentalmente, alcune cose non cambino – la natura dei rapporti, le amicizie, le sfide della crescita, trovare il proprio posto nel mondo, passare dall’infanzia all’età adulta. Quel che è cambiato è la velocità e la presenza costante e pervasiva dei mezzi di comunicazione, in particolar modo dei social media. Questo comporta che tali esperienze e le emozioni associate siano amplificate ora, talvolta fino a livelli insopportabili.

4. Quali sono state le letture che l’hanno “formata” e quali sono oggi i modelli letterari a cui si rifà?

Ho sempre letto molto, sia da bambina che da adolescente, e mi piaceva un ampio numero di romanzi da L’Isola Del Tesoro di R.L. Stevenson a Dracula di Bram Stoker. Quando iniziai a scrivere, mi sono ispirata molto agli autori per ragazzi americani, come Robert Cormier, Judy Blume, Lois Duncan, Nancy Garden, Patricia Windsor. Ho letto anche autori britannici, in particolare Alan Garner, Susan Cooper, Penelope Lively, Philippa Pearce, Janni Howker e molti altri. Ammiravo molto i loro lavori, spesso per motivi molto diversi, ma quando si inizia c’è bisogno di modelli da seguire.

5. La disaffezione dei giovani nei confronti della lettura è sempre più diffusa: quali ritiene possano esserne le ragioni principali e come le agenzie educative potrebbero operare per remare controcorrente?

Credo che la risposta sia facile. Leggere prende via tempo ed è un’occupazione solitaria. Quando ero giovane, era il modo che preferivo e che amavo per raggiungere altri mondi, ma i giovani di oggi hanno molte più distrazioni e svaghi: TV box, film su richiesta, YouTube, console di gioco e, il più importante, i social media che permettono loro di essere i protagonisti della loro stessa storia. Non so cosa possano fare le agenzie educative, se non avere libri disponibili in classi e biblioteche ben fornite e insegnanti e bibliotecari ben preparati che possano guidarli, dirigerli e coltivare una cultura della lettura e trovare modi innovativi di usare internet e i social media per espandere l’esperienza della lettura online attraverso club del libro, condivisione di libri, recensioni, blog, etc. Leggere può essere “obsoleto” ma è anche la migliore via di fuga che ci sia.

(L’intervista è stata tradotta da Claudio Russello, dottorando in Lingue e Letteratura Moderne presso l’Università di Oxford)

 

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