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diretto da Romano Luperini

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La scuola e noi

È lo spazio di lavoro ed intervento degli insegnanti. In questo spazio i docenti si confrontano e riflettono sull'insegnamento della letteratura sia in termini didattici che teorici ed elaborano riflessioni, critiche e proposte sulla scuola italiana. 

La razionalità dell’Alternanza

len 2018 02 21 18.56.03 Cari lettori e lettrici, la redazione di LN si prende una pausa estiva per tutto il mese di agosto. Durante questo mese, ripubblicheremo alcuni articoli già usciti nel corso dell’anno. Ci rivediamo a settembre.

L’appello per una scuola pubblica, redatto e fatto girare da otto docenti qualche mese fa, ha una serie di pregi di non poco conto. Innanzitutto, riesce a porre in evidenza le intersezioni, in modo semplice ma non semplicistico, fra i punti chiave delle riforme e le tendenze ideologiche che, a partire dalla strategia di Lisbona (obiettivo per il capitalismo europeo: «diventare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo»[i]) orientano le direzioni di sviluppo della scuola. Inoltre, a partire da questo, considera complessivamente l’arco ventennale degli sviluppi scolastici: in prospettiva, la 107 è solo l’ultimo tassello di un cambiamento di lunga durata. Da un punto di vista pragmatico, poi, l'appello si distingue per una mancanza che giudichiamo positiva: è assente quella tendenza, troppo spesso dominante nella politica che guarda da sinistra alla scuola, di porre grandi obiettivi a parole, quando il raggiungimento è improbabile per quelli che sono i rapporti di forza attuali, con conseguente perdita di credibilità. Si tratta invece (così gli otto redattori) di ricominciare a parlare, e molto, promuovendo – aggiungo io – un dibattito nel quale ciascuno abbia il coraggio di portare fino in fondo le proprie posizioni. Si propone inoltre di superare le divisioni fra i docenti; delle quali vanno riconosciuti i motivi (che ci sono e vanno analizzati e discussi, con il coraggio di esprimersi sull’iniquità di buona parte della gestione ricorsistica attuale, ANIEF in testa). Il merito fondamentale dell’appello, forse, è stato proprio quello di dare avvio alla discussione, attivando moltissimi insegnanti che hanno ritrovato nelle posizioni espresse una formalizzazione intelligente dei propri malumori e implicite critiche rispetto alla direzione in cui la scuola attuale procede.

Riconosciuti questi meriti, vorrei proporre un contributo circostanziato rispetto al quarto punto dell’appello, quello dell’Alternanza Scuola Lavoro (da qui ASL). Da circa un anno faccio parte di un gruppo che sta svolgendo, a Padova, un’inchiesta[ii] su questo aspetto della 107: abbiamo scelto di lavorare sull’ASL valutandola come il luogo in cui le contraddizioni e la razionalità della riforma sono maggiormente evidenti. Il metodo scelto è quello dell’intervista qualitativa, non statistica. C’è un motivo ben preciso: il suo obiettivo, come fu l’inchiesta operaia dei Quaderni Rossi, è «l’acquisizione di una coscienza comune a intervistatori e intervistati quale vero cammino verso la conoscenza»[iii] (Edoarda Masi). Mi interessa qui, in relazione alla necessità di dibattito sottolineata dall’appello, proporre una riflessione sulle strutturazioni retoriche e ideologiche cui l’obbligatorietà dell’ASL ha dato fiato, toccando saltuariamente alcuni riscontri dell’inchiesta.

Costruire un laboratorio di lettura (parte prima)

0000000000000000000000Cavadinilablettura Cari lettori e lettrici, la redazione di LN si prende una pausa estiva per tutto il mese di agosto. Durante questo mese, ripubblicheremo alcuni articoli già usciti nel corso dell’anno. Ci rivediamo a settembre.

E così la giovane mente di Matilda continuava a fiorire, nutrita dalle voci di quegli scrittori che avevano mandato in giro i loro libri per il mondo, come navi attraverso il mare. Da questi libri veniva a Matilda un messaggio di speranza e di conforto: tu non sei sola.

R. Dahl Matilda

La parola ai ragazzi

Como, classe 2 A, scuola secondaria di primo grado: due giorni dopo la visita a Tempo di Libri proviamo a tirare le somme. Abbiamo incontrato due autori, Davide Morosinotto e Anna Vivarelli, di cui avevamo letto in classe i testi, i ragazzi sono stati lettori preparati e autorevoli. Ho scelto di farli riflettere sull’esperienza vissuta attraverso la scrittura di un testo guidato: sei ore in cui hanno prima lavorato alla prescrittura (trovare gli argomenti e selezionarli), poi alle bozze e infine alla revisione. Questa la traccia:

Scrivi un testo sulla lettura:

  1. Scegli il titolo (sai come si sceglie un titolo vero?)

  2. Dividi il testo diviso in paragrafi così strutturati

  1. Fai un’introduzione in cui spieghi cos’è per te la lettura

  2. “Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati, ma perché nessuno sia più schiavo”, così scriveva Gianni Rodari sulla lettura. In questo paragrafo vorrei che spiegassi questa frase, facendo riferimento a libri che hai letto o argomenti trattati in classe. A cosa servono i libri? (fai esempi concreti)

c) Tu pensi che si possa insegnare a leggere? Che si possa insegnare il piacere per la lettura? Come? Raccontami del tuo libro preferito (autore/titolo/ breve notizia sulla trama/ personaggio preferito e perché, come ti sei sentito mentre lo leggevi) e esprimi le tue considerazioni sulla lettura ad alta voce in classe

d) Tempo di libri: fai le tue considerazioni sulla manifestazione, cosa ti è piaciuto, che esperienze hai vissuto, cosa hai imparato.

e) finale (ricordati le tecniche per il finale del testo argomentativo): cosa ti piacerebbe fare ancora nelle nostre ore di lettura? E perché.

Generazione Zero. Chi sono i nuovi studenti?

contu 20160910 0099  Cari lettori e lettrici, la redazione di LN si prende una pausa estiva per tutto il mese di agosto. Durante questo mese, ripubblicheremo alcuni articoli già usciti nel corso dell’anno. Ci rivediamo a settembre.

Gli Zero a scuola

Insegno al triennio. La 3°C di quest’anno è composta da ragazze e ragazzi nati nel 2001. Nella 4°C ci sono quelli nati nel 2000. Nella 5°C quelli nati nel 1999. Dal prossimo anno nella mia scuola, e nelle scuole secondarie di primo e secondo grado di tutta Italia, ci saranno solo studentesse e studenti nati negli anni Zero. Mi è capitato spesso negli ultimi due-tre anni di pensare più o meno una cosa del genere: «occhio che una nuova specie sta prendendo posto. Te ne accorgerai quando usciranno gli ultimi Novanta e avrai solo gli Zero. Cambierà tutto, la scuola sarà tutta un’altra cosa». Niente di nuovo, per carità, la riflessione (e la narrazione) sulla nuova generazione digitale va avanti da un pezzo. In rete si trova di tutto, l’accademia ne parla da tempo, la stessa scuola offre, in ordine sparso un po’ in tutta Italia, esempi virtuosi di accettazione convinta e attiva di questa grande sfida culturale. Eppure, se l’attenzione e lo sforzo posto sul come fare sembrano essere cresciuti in modo esponenziale, mi pare che paradossalmente proprio all’interno del mondo scolastico si tenda a ridurre sempre più (se non a rimuovere) la domanda sul chi siano questi studentesse e studenti.  A riguardo ho provato a mettere in ordine qualche riflessione da potere condividere e magari avviare una discussione.

Professori sotto l’ombrellone. Consigli di lettura per chi progetta d’estate

0000000000000000000000000000000libri estate LN sta per andare in vacanza. Oggi e lunedì prossimo saluteremo i nostri lettori con alcune letture consigliate per l'estate: oggi con letture per giovani adulti da riutilizzare a scuola, lunedì prossimo suggerendo alcuni libri ai nostri lettori, insegnanti e non. Mercoledì e venerdì di questa settimana la programmazione continua normalmente. Dal 1 agosto ripubblicheremo alcuni articoli di quest'anno per chi volesse rileggerli o per chi li avesse persi. Un anticipo di  buone vacanze a tutti e tutte!

 

 

Ciò che siamo si rivela subito il primo giorno di scuola, quando di fronte ai bambini devi decidere come impostare il tuo lavoro: per asservire o per liberare. Da questa scelta deriva tutto il resto. Anche la tua dimensione umana.

Mario Lodi, Il paese sbagliato.

 

A dire il vero non sono sotto l’ombrellone e il mare è decisamente distante da qui, però è luglio e sono finalmente in vacanze: quel tempo vacuum che dedico anche allo studio e alla progettazione dei percorsi da fare in classe.

In questi mesi studio e leggo i libri che affronterò con i ragazzi: alcuni passano direttamente dal mio comodino alla biblioteca di classe, altri saranno protagonisti delle nostre letture ad alta voce e del lavoro ermeneutico in classe. Leggo molti romanzi e racconti di narrativa per ragazzi e young adult, affidandomi ai suggerimenti della mia libraia, alle recensioni on line di siti affidabili (http://gallinevolanti.com e http://www.qualcunoconcuicorrere.org), al passaparola tra docenti. Non si può chiedere ai ragazzi di leggere senza conoscere i loro gusti e le caratteristiche che hanno i loro libri: essere educatori alla lettura è affare serio e va costruito nel tempo. Tanto ci preoccupiamo di educare i ragazzi alla lettura, tanto dobbiamo impegnarci a costruire il nostro ruolo di educatori alla lettura, perché leggere non è un imperativo biologico, si impara e, per far ciò, c’è bisogno di adulti che guidino. Mi stupisce da sempre il fatto che né nel percorso universitario, né in quello di formazione per insegnanti siano previsti corsi sulla letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, così, per alcuni docenti, consigliare libri agli studenti del mio ordine di scuola significa Piccole donne, Il richiamo della foresta, i ragazzi della via Pal: i libri delle loro letture da bambini insomma. Ogni anno sperimento lo stupore dei ragazzi quando consiglio i libri: “Prof, ma lo ha letto anche lei? Le è piaciuto?”, siamo gli adulti di riferimento e per loro è importante sapere che non disprezziamo né giudichiamo a priori i loro libri, ma che da lì partiamo per costruire i “lettori per la vita”.

Perchè i Promessi sposi

 

len 20180428 0081 Scorrendo l’intervento di Teresa Agovino, anch’io mi sono chiesta perché insisto così tanto – da insegnante - su I promessi sposi. E anch’io mi sono risposta: perché il romanzo di Manzoni fa discutere, è attuale, è bello, e insegna l’italiano. Nel proporlo miei studenti al secondo anno del Liceo, e poi nuovamente al quarto, faccio la cosa che mi sembra più naturale: lo leggo; lo leggo insieme a loro e insieme a loro lo smonto, come fanno i bambini per capire il funzionamento di un giocattolo. Ci divertiamo abbastanza. Ma la parte più divertente del gioco è – in ultimo - rimontare i pezzi. Proverò a illustrarvi di quali pezzi dispongano.

LA STRUTTURA DEL ROMANZO – Manzoni crea una sorta di congegno prodigioso, capace di restituire il dialogo serrato tra Macrostoria e Microstoria, di rappresentare la doppia dimensione dell’esistenza di ognuno: le piccole storie dentro la grande Storia. Mi piace dire ai miei studenti che la struttura de I promessi sposi ha una conformazione simile a quella delle “scatole cinesi”: la scatola più piccola e più interna contiene il tempo della storia (la vicenda di Renzo e Lucia raccontata nel Manoscritto); ed è contenuta nella seconda scatola, quella che contiene il Manoscritto, ma anche il Seicento, il secolo dell’autore che – nella finzione manzoniana – ha scritto lo “scartafaccio”; la terza scatola contiene il tempo del racconto, che è il tempo in cui vive il narratore onnisciente, che recupera e nuovamente racconta la vicenda dello scartafaccio; la quarta è la scatola dell’Autore, lo scrittore ottocentesco Alessandro Manzoni. E c’è infine pure una quinta scatola, che è quella del lettore, che vive nella sua epoca e s’incarica di custodire, aprire e interpretare tutte le altre scatole, in un rapporto serrato tra sé, la sua storia, le storie degli altri, la Storia di ogni tempo. Scoprirsi proprietari di un quinto del romanzo è solitamente per i miei allievi l’incentivo più forte per andare alla conquista dei rimanenti quattro quinti.   

Manzoni e i Millennials. Una modesta proposta per attirare la Generazione Y alla lettura di un bigotto milanese morto quasi 150 anni fa

Ritratto di Alessandro Manzoni by Francesco Hayez Ha ancora senso nell'era del digitale proporre a scuola e nelle università la lettura, indubbiamente estenuante e faticosa, di un testo come I promessi sposi? Certamente non per Matteo Renzi che nel recente Marzo 2015, ultimo di una lunga serie di speculatori sull'argomento, si affrettava a dichiarare sulle maggiori testate nazionali di volerlo «abolire per legge»[1].  Non ci si addentrerà qui sulle reali conoscenze in campo manzoniano dell'ex premier né sulla sua apparente buona fede nell'affermare con vigore che, eliminato dai programmi scolastici, il romanzo manzoniano avrebbe "riacquisito fascino" (sic!); sorvoleremo anche sul polverone sollevato da coloro (pochi, a dir la verità) che tali dichiarazioni le presero sul serio. Vale però la pena chiedersi se davvero risulti ancora necessario immettere nel bagaglio culturale  della cosiddetta "Generazione Y"[2] un testo così datato e inviso alla maggior parte degli studenti delle ultime cinque generazioni di italiani o se il vero problema non risieda invece nel metodo utilizzato per presentare il romanzo agli studenti. Chi scrive ha tentato lo scorso semestre, con le matricole di un corso di laurea triennale, un approccio certamente sui generis, ma che pare aver dato i suoi frutti.

Prima di esporre il "come", però, si ritiene inevitabile indagare sui "perché": non che un autore di siffatta grandezza necessiti di apologia alcuna, né tantomeno una tale apologia sarebbe da affidare alle cure di chi scrive, esistono per fortuna a tale scopo ben altre penne,  ma «intorno a questo personaggio bisogna assolutamente che noi spendiamo quattro parole: chi non si curasse di sentirle, e avesse però voglia d'andare avanti nella storia, salti addirittura al capitolo seguente»[3].

L’italiano senza letteratura. Commento alla tracce all'Esame di stato 2018/3

len esame baldi Abbiamo letto numerose opinioni a proposito delle tracce di italiano per l’esame di maturità. Ne abbiamo letto su blog e facebook, su diversi quotidiani, abbiamo seguito approfondimenti su radio e televisioni, e, mi sembra, che i plausi abbiano superato le critiche. In molti si sono lasciati andare a interpretazioni politiche: è stato scritto che questa maturità così piena di antifascismo e tolleranza sarebbe una risposta indiretta agli orrori politici più recenti.

Ammetto di condividere con Claudio Giunta (che ne ha scritto su «Internazionale») la tentazione di immaginare quale traccia avrei scelto: è probabile che avrei subito scartato costituzione e tema storico (troppo ampi i margini di genericità), mentre avrei letto e riletto solitudine e clonazione (lo so, ho sempre avuto un debole per le tracce di attualità apocalittico-qualunquista) e, alla fine, avrei probabilmente scelto la solitudine, con la sua carrellata di micro-citazioni. Una traccia fragile, perché a sua volta oggetto di letture sociologico-facilone per cui i giovani, soli nella propria cameretta, avrebbero deciso di lanciare un grido d’allarme (Severgnini sul «Corriere» è uno dei più accesi sostenitori di questa tesi patetico-intimista). Ecco, mi sembra che sia le letture politiche che quelle psicologiche dicano davvero poco sul significato di queste tracce e sulla natura dei “nostri ragazzi”: gli studenti sono dotati di molto più pragmatismo rispetto a quello che i media vorrebbero concedergli.

Strada maestra e vie laterali. Commento alle tracce dell'Esame di stato 2018 /2

len 20170608 35 Ho sempre trovato singolare, a fronte di una sostanziale indifferenza e disinformazione nei confronti della scuola, che l’opinione pubblica manifesti invece tanto interesse verso le tracce per la prova di italiano dell’esame di stato. Evidentemente questo momento – conclusivo del quinquennio della secondaria di secondo grado e dell’intero percorso scolastico di uno studente – con buona pace dei detrattori continua a esercitare il suo fascino, a essere vissuto, individualmente dallo studente e collettivamente dalla comunità di genitori, docenti, intellettuali e non, come test dotato di esemplarità. Il dibattito che si accende tutti gli anni sembrerebbe confermarlo.

Ma la discussione nata quest’anno intorno alle “tracce” per antonomasia ha avuto caratteri particolari; perché, se non sono state lesinate accuse di incompetenza agli estensori delle prove (cfr. Pombani), l’accoglienza riservata ai temi affrontati dalle quattro tipologie d’esame è stata in genere positiva, quando non entusiastica (cfr. Maraini). Certo non si può negare che si sia trattato, sotto il profilo tematico, di una scelta importante; e lo sarebbe stata anche in un momento storico meno infelice di questo, contrassegnato da un clima di dilagante intolleranza (anche istituzionale), dalla recrudescenza di forme di razzismo, bullismo, emarginazione, miseria materiale e morale, dalla povertà di contenuti e violenza di toni della vita politica, dalla imbarazzante esiguità (anche questa materiale e morale) dell’offerta occupazionale. Ribadire, a partire dall’articolo 3 della nostra Costituzione (Tipologia D), il “principio dell’eguaglianza formale e sostanziale” o il “diritto all’integrità della persona” (art.3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, tipologia B, ambito 4), entrambi rilanciati (mutatis mutandis) dalla pagina intensa de Il giardino dei Finzi Contini (tipologia A), ribadire quanto sia deteriore e manipolatrice la strategia di “costruzione del nemico” (tipologia B, ambito 3), quanto prioritario sarebbe piuttosto l’obiettivo della “cooperazione internazionale” (tipologia C), ribadire l’importanza della “creatività (…) formula complessa” (tipologia B, ambito 2), resa ancora più complessa accanto al “dibattito bioetico sulla clonazione” (ancora tipologia B/4), ribadire infine a quali esiti di devastante solitudine possa portare il mancato riconoscimento di quei principi, di quei diritti, di quegli obiettivi prioritari nella vita della polis e del civis  (tipologia B, ambito 1), ecco, ribadire tutto questo mi pare sia tracciare le coordinate essenziali del dialogo fra individuo e comunità, al quale nessuno stato democratico credo possa venire meno; e indubbiamente farlo in un momento in cui sono diventate ordinarie (nello sconcerto inerte dei più) storie incresciose di emarginazione e omologazione è un segnale che accogliamo con particolare favore e che alimenta un pochino il nostro (invero malnutrito) bagaglietto di speranze. Sono infatti dell’idea che la scelta dei temi non sia asettica: non credo (in altre parole) che sottoporre a uno studente (e all’opinione pubblica) un tema o un altro sia indifferente e che conti soltanto che lo studente scriva, non importa su cosa. Scegliere un tema significa richiamare l’attenzione su questioni precise, ritenute più urgenti di altre, e scriverne significa assumersi la propria responsabilità nei confronti di quel tema e nei confronti della comunità che lo riceve. Scegliere un tema significa prendere una posizione e spiegare in cosa consista. In una parola: argomentare. E su questo la mia disponibilità di insegnante rispetto alle tracce 2018 (e non solo) s’incrina.

Insegnare a leggere la letteratura è un atto oppositivo: a margine delle riflessioni di Emanuele Zinato

len 2018 04 11 19.30.25 Anna Angelucci risponde all'intervento del 13 giugno di Emanuele Zinato.

Sono assolutamente d’accordo con Zinato: non solo insegnare a leggere la letteratura è un atto oppositivo (soprattutto quando non ci si limiti a riconoscere le sole forme del testo letterario) ma è un atto oppositivo oggi più necessario che mai.

Ma attenzione. Il contesto in cui compiere questo atto oppositivo necessario, la scuola, è radicalmente compromesso e il terreno su cui piantare i semi di una coltivazione clandestina dei classici più che paludoso, appare desertificato. Da quali elementi vogliamo partire per descrivere l’attuale condizione di impotenza educativa in cui il discorso pedagogico egemone, ovvero il discorso capitalistico, ha confinato insegnanti e studenti? La “buona scuola” non è che il conclusivo epifenomeno nostrano dell’assoggettamento al principio educativo economicistico, del mercato e del profitto, globalmente dominante. E dominante, in Italia, in quanto imposto con una legge osteggiata come poche (la 107 del 2015) da chi, insieme ai sindacati di base, ne aveva colto i pericoli, ma nel contempo egemone, in quanto introiettato e sostanzialmente condiviso dalla maggioranza dei docenti e dell’opinione pubblica, che a quella legge e ai suoi paradigmi si sono fin da subito acriticamente conformati.

Certo, come ci suggerisce Zinato, possiamo ancora dedicare qualche ritaglio di tempo alla letteratura - così come alla storia, alle scienze, alla filosofia o alla fisica - quando, per caso, gli studenti sono in classe e non a scimmiottare lavoretti qua e là (quelli dei licei, più fortunati) o a svolgere lavoro nero non pagato (quelli dei tecnici e dei professionali, sfruttati per legge fin dai banchi di scuola).

Girando fra i banchi di un liceo artistico. Commento alle tracce dell’Esame di Stato 2018 /1

 

FB Tracce tema maturita 800x419 Pubblichiamo una riflessione del collega Antonello Ronca sulle tracce dell'Esame di Stato di quest'anno. Nei prossimi giorni ne seguiranno altre, per guardare alla prima prova da una molteplicità di punti di vista.

Leggendole d’un fiato ci si accorge, per chi è del mestiere, che le tracce respirano ancora l’aria del precedente governo, e non quella del “cambiamento”. Il neo ministro Bussetti in visita nelle Marche ha dichiarato che sono temi che «non mi appartengono»: solo nel senso che sono stati decisi da altri o anche perché non appartengono alla sua “cultura”? (link) L’«Huffington Post» taglia corto: «la traccia sull’opera di Bassani è la più bella replica che la scuola potesse dare a Salvini» (link). E la neo senatrice a vita Liliana Segre si è complimentata per la scelta di Bassani.

Se ne saranno accorti i ragazzi dietro ai banchi di un liceo artistico in una delle prime giornate assolate e afose a Torino, dopo 23 giorni di pioggia su 31 a maggio? Per loro il problema è un altro: dobbiamo piegare il foglio in due? La risposta è sempre uguale: no, scrivete dentro i margini, per favore. La mania di dividere il foglio in due risale a quasi venti anni fa, quando la prima prova fu riformata: un piccolo contributo a imbarbarire le abitudini scrittorie dei ragazzi, che cominciano così a scrivere a sinistra a filo giustezza, senza lasciare un millimetro, quando i fogli timbrati e firmati distribuiti sono dotati di ampi e comodi margini. Piccolissima cosa, me ne rendo conto, a fronte della richiesta di dimostrare come sappiano organizzare il loro pensiero per iscritto.