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diretto da Romano Luperini

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La scuola e noi

È lo spazio di lavoro ed intervento degli insegnanti. In questo spazio i docenti si confrontano e riflettono sull'insegnamento della letteratura sia in termini didattici che teorici ed elaborano riflessioni, critiche e proposte sulla scuola italiana. 

Gli scrittori dell'America Latina e dei Caraibi/Scrittori del mondo 7

Conchiglie2-a18636795Proseguiamo la pubblicazione della mappa degli scrittori contemporanei dell'America Latina e dei Caraibi. I lettori potramno integrare e arricchire questa prima selezione, utilizzando i commenti per indicare altri nomi di autori del nuovo millennio che ritengono significativi, raccontando la propria esperienza didattica, condividendo le proprie letture o suggerendone altre.

 

Glissant EdouardÉdouard Glissant

Édouard Glissant (1928-2011), originario della Martinica, è uno degli scrittori più importanti della letteratura postcoloniale in lingua francese. Romanziere, drammaturgo, poeta, saggista, politico, Glissant è stato un intellettuale a tutto tondo. Il tema ricorrente della sua intera produzione è la rivendicazione di quello che definisce il «diritto all’opacità», cioè il diritto di ogni popolo di esprimere e di autodeterminare liberamente la propria cultura, la propria identità, la propria visione del mondo. A questo concetto si lega il significato dell’espressione Tutto-mondo che dà il titolo al suo romanzo del 1993: “Tutto-mondo” è infatti l’utopia di «un mondo in cui tutte le differenze tra i paesi e i popoli sono messe insieme in modo che si possa trovare una nuova maniera di frequentare la realtà». Il suo romanzo più celebre resta però Il quarto Stato del 1964, dove Glissant ripercorre con una prosa visionaria e profetica la storia della Martinica dall’inizio della tratta degli schiavi ai giorni nostri.

Gli scrittori dell'America Latina/ Scrittori del mondo 6

173066 m 1Oggi iniziamo la pubblicazione della mappa degli scrittori contemporanei dell'America Latina. Invitiamo i nostri lettori ad integrare e ad arricchire questa prima selezione, utilizzando i commenti per indicare altri nomi di autori del nuovo millennio che ritengono significativi, raccontando la propria esperienza didattica, condividendo le proprie letture o suggerendone altre. 

 

Allende IsabelIsabel Allende

Isabel Allende (Lima, 1942), scrittrice cilena, è le massima autrice di bestseller dell’America Latina, con un successo di pubblico superiore persino a quello di Marquez, da cui riprende il “realismo magico”, che mescola e confonde le gerarchie tra reale e fantastico, mettendo i due piani sullo stesso livello. Il suo romanzo più riuscito è La casa degli spiriti del 1983, che è anche il suo libro più politico: narrando le vicende di tre donne di generazioni successive (Clara del Valle, Blanca e Alba) e il loro rapporto con il latifondista Esteban Trueba, Allende racconta le tappe che hanno portato alla formazione delle dittature militari in Sudamerica (e, in particolare, in Cile). Nella Casa degli spiriti il piano della Storia collettiva è sostanzialmente estraneo allo spazio del magico, che resta confinato nell’ambito privato delle relazioni famigliari. Così all’universo femminile fantastico e incantato si contrappone un mondo esterno spietato, costituzionalmente maschile, segnato dalla morte, dalla malattia, dalla povertà, dalla prepotenza. Alla fine anche il fragile e salvifico orizzonte della casa viene violato dall’irruzione violenta della Storia. L’ultima, residua speranza di riscatto (e di vendetta) è allora affidata alla scrittura: scampata alle torture, Alba decide di riordinare gli appunti della nonna Clara per riuscire «a vedere il rapporto tra gli eventi».

Bolano RobertoRoberto Bolaño

Roberto Bolaño (1953-2003) è uno poeta e romanziere cileno che sfrutta gli ingranaggi della detective story per dar vita a narrazioni sontuose e visionarie che indagano il caos della storia, mescolando registri diversi. L’universo di Bolaňo, animato dal continuo scambio tra vita e letteratura, è popolato di personaggi e di situazioni che migrano da un libro all’altro. Si tratta di personaggi eccentrici, di outsider che vivono ai margini della società: vagabondi, criminali, prostitute, poeti e narratori che si trasformano in investigatori per esplorare il mistero del male. Nel romanzo Detective selvaggi del 1998 Ulises Lima e Arturo Belano, due poeti che hanno aderito all’avanguardia del «realvisceralismo», vanno alla ricerca della misteriosa ispiratrice del loro movimento: una poetessa messicana di cui si sono perse le tracce. Questa narrazione corale e policentrica, aperta e chiusa dal resoconto diaristico dell’enigmatico García Madero, procede attraverso un accumulo di episodi, riferiti da cinquantatre voci narranti diverse. L’ultimo romanzo di Bolaňo, intitolato 2666 e pubblicato dopo la morte del’autore nel 2003, ne rappresenta una sorta di seguito ideale.

Gli scrittori degli Stati Uniti e del Canada/ Scrittori del mondo 5

usa spazio 712Continuiamo ad occuparci degli scrittori del Nord America (Stati Uniti e Canada) e continuiamo ad invitare i nostri lettori ad integrare e ad arricchire questa prima selezione, utilizzando i commenti per indicare altri nomi di autori del nuovo millennio che ritengono significativi, raccontando la propria esperienza didattica, condividendo le proprie letture o suggerendone altre. 

Wallace David FosterDavid Foster Wallace

David Foster Wallace, nato nel 1962 e morto suicida nel 2008, è stato il più brillante scrittore statunitense della sua generazione. Nelle sue raccolte di racconti (La ragazza dai capelli strani, Brevi interviste a uomini schifosi, Questa è l’acqua), nei suoi romanzi centrifughi e ironici (La scopa del sistema, Infinite jest, Oblio), nei suoi saggi (come Trigonometria, tennis, TV e altre cose divertenti e Considera l’aragosta) ha saputo mescolare concretezza politica, comicità, realismo, riflessione filosofica, spaziando tra i più disparati ambiti del sapere: dalla matematica alla gastronomia, dalla botanica alla biologia, ecc. Ad emergere è un’analisi spietata e straniante delle storture della civiltà Occidentale.

Franzen JonathanJonathan Franzen

Jonathan Franzen è uno scrittore statunitense nato in Illinois nel 1959. Il romanzo che lo rivela al grande pubblico è Le correzioni del 2001. Qui Franzen racconta, tra ironia e indulgenza, le vicende di una tipica famiglia borghese del Midwest, i Lambert, affrontando alcuni temi cruciali dell’immaginario americano e occidentale: l’ossessione del successo e la paura del fallimento, il conflitto tra genitori e figli, l’angoscia della vecchiaia. Il libro successivo, Libertà del 2010, è la storia di un’altra famiglia borghese che si snoda nei primi dieci anni del nuovo millennio. Il romanzo ha un solido impianto costruttivo, che occhieggia esplicitamente al grande modello ottocentesco di Tolstoj, e avanza per archi narrativi paralleli, lungo i quali ciascun personaggio costruisce la propria identità, interrogandosi sull’esatta estensione della sua libertà.

Gli scrittori dell'Oceania e del Nord America/Scrittori del mondo 4

606x341 224422 petrolio-in-arrivo-dal-nord-americ Oggi ci occupiamo degli scrittori dell'Oceania e del Nord America (Stati Uniti e Canada). Questa qui proposta è una mappatura aperta e in progress, una lista parziale e via via aggiornabile di letture, più o meno complesse, che il docente potrà suggerire agli studenti per coinvolgerli in una indagine sul presente. Per queste ragioni invitiamo i nostri lettori ad integrare e ad arricchire questa prima selezione, utilizzando i commenti per indicare altri nomi di autori del nuovo millennio che ritengono significativi, raccontando la propria esperienza didattica, condividendo le proprie letture o suggerendone altre. 

 

Malouf DavidDavid Malouf

David Malouf, di origini anglo-libanesi, è nato a Brisbane nel 1939. Autore di poesie, romanzi e libretti d’opera Malouf è uno dei più apprezzati scrittori australiani. La sua opera restituisce al lettore un’immagine sfaccettata dell’Australia, mettendone a fuoco l’identità “plurale”, prodotta dalla commistione di popoli e culture diverse, e al tempo stesso rappresentandola come un luogo mitico e un eden selvaggio. Il romanzo più noto di Malouf è certamente Ritorno a Babilonia del 1993, in cui si racconta la vicenda di un ragazzo bianco dall’identità scissa e divisa, vissuto per sedici anni tra gli aborigeni e poi tornato nelle terre dei coloni.

Gli scrittori dell'Asia/ Scrittori del mondo 3

a-35orig mainProsegue la programmazione estiva di LN attraverso la quale presentiamo ai nostri lettori una mappa degli scrittori attivi dopo il 2000, suddivisi per macroarea geografica e culturale. Oggi ci occupiamo degli scrittori dell'Asia. Questa qui proposta è una mappatura aperta e in progress, una lista parziale e via via aggiornabile di letture, più o meno complesse, che il docente potrà suggerire agli studenti per coinvolgerli in una indagine sul presente. Per queste ragioni invitiamo i nostri lettori ad integrare e ad arricchire questa prima selezione, utilizzando i commenti per indicare altri nomi di autori del nuovo millennio che ritengono significativi, raccontando la propria esperienza didattica, condividendo le proprie letture o suggerendone altre. 

Desay AnitaAnita Desai

Anita Desai è una scrittrice indiana nata nel 1937 da padre tedesco e madre bengalese. I suoi romanzi, scritti in inglese, indagano il privato e le sottili inquietudini interiori di personaggi della piccola borghesia, travolti dalla violenza della storia. È il caso dell’ebreo berlinese Baumgartner, il protagonista di Notte e nebbia a Bombay del 1988, che abbandona la Germania hitleriana per trasferirsi in India, dove cerca di nascondersi dalla Storia vivendo come un firanghi, uno straniero emarginato. A caratterizzare tutti i libri di Anita Desai, da Il villaggio sul mare del 1982 a Un percorso a zigzag del 2004, è l’uso di un inglese distillato, che possiede una trasparenza cristallina. La scelta dell’inglese come lingua della scrittura è determinata dall’esigenza di uscire dal particolarismo: in India ci sono quattordici lingue ufficiali, ognuna delle quali vanta una secolare tradizione letteraria, e più di un centinaio di dialetti. In questo contesto parcellizzato l’inglese costituisce una lingua transnazionale che consente di raggiungere un pubblico ampio e trasversale. Inoltre, come l’autrice ha spiegato in più occasioni, l’inglese è per lei una lingua malleabile, una sorta di «contenitore trasparente» in cui è possibile riversare tutto il patrimonio delle immagini, dei suoni, dei paesaggi indiani.

Hamid Moshin foto di Ed KashiMohsin Hamid

Hamid nato nel 1971, è uno scrittore pakistano che ha trascorso molti anni negli Stati Uniti e ora risiede a Londra. I suoi romanzi, Nero Pakistan e Il fondamentalista riluttante, scritti in inglese, mettono in scena i conflitti e le contraddizioni tra Oriente e Occidente. In particolare Il fondamentalista riluttante, pubblicato nel 2007, ha per protagonista un giovane pakistano, Changez, che vive negli Stati Uniti. Inizialmente Changez lavora come analista finanziario in una importante società di New York ed è perfettamente integrato nel sistema di valori della civiltà occidentale. I tragici eventi dell’11 settembre, però, mettono in crisi la sua identità e lo inducono riconsiderare le sue scelte, tanto da riportarlo in Pakistan. La vicenda è raccontata in prima persona dal protagonista che, per tutta la durata della narrazione, si rivolge ad un enigmatico “tu”. La circostanza che mette in azione il racconto è segnata dall’eccezionalità, perché il misterioso ascoltatore è in realtà un agente segreto americano, inviato a Lahore per eliminare lo stesso Changez. Solo di fronte al suo probabile assassino, l’io narrante può finalmente dare un senso e un ordine alla sua storia.

Bisogni speciali: postilla storica e tendenze in atto/ Il dibattito sui BES 11

BOSCHE14m 0Voglio ringraziare Salvatore Nocera per il suo intervento che mi permette di precisare meglio alcuni aspetti della mia riflessione sui cosiddetti 'bisogni educativi speciali':

    I "bisogni educativi speciali" non esistono, i "bisogni speciali" si.

    Condivido con lui l'importanza di pensare a percorsi variegati e personalizzati che tengano conto delle differenze e delle specificità degli alunni (profilo di apprendimento, capacità, carattereristiche cognitive, socio-affettive, culturali e motorie); personalmente mi riferisco ad un filone della storia della pedagogia che mette al centro la persona dell'educando e che fa dell'esperienza di apprendimento una esperienza di crescita in grado di rispondere alla particolarità di ogni alunno. Ma ritengo, partendo proprio dall'esperienza e dalla pratica d'insegnamento ed educativa, che la logica del riconoscimento delle differenze che si basa sull'eguaglianza nell'accesso all'istruzione, alle conoscenze e ai saperi è una cosa diversa rispetto alla tendenza attuale della logica differenzialistica che categorizza accentuando le diseguaglianze tra alunni, spesso con un processo di eticchettamento non valorizzante. Non voglio qui riprendere l'argomentazione che ho sviluppato nel mio contributo precedente ma voglio sottolineare che la mia critica e le mie perplessità sulle tendenza ultime delle politiche scolastiche non riguardano la tutela del riconoscimento delle differenze nel processo di apprendimento ma la catalogazione che viene fatta della popolazione scolastica con il rischio di vedersi sviluppare 'percorsi predestinati' , separazioni e diseguaglianze reali. Quindi alunni di serie A e alunni di serie B, sezioni di serie A e sezioni di serie B, scuole di serie A e scuole di serie B. Aggiungo anche che mentre è congruente parlare di bisogni speciali per alunni con deficit (quindi la necessità di mediazioni, mediatori, percorsi indiretti per favorire gli apprendimenti tenendo conto delle particolarità), mi sembra più problematico parlare di 'bisogni educativi speciali': come dice giustamente Nocera un alunno non vedente ha dei bisogni speciali e di attenzioni particolari sul piano pedagogico e didattico ma i suoi bisogni educativi, pure tramite un apprendimento mediato, sono quelli di tutti gli altri (bisogno di sentirsi valorizzato, di potere sviluppare il proprio potenziale di vita, bisogno di sentirsi ascoltato, amato e riconosciuto...). Quindi esistono bisogni speciali che richiedono risposte particolari per potere accedere come tutti alle stesse opportunità ma non esistono 'bisogni educativi speciali' che sono invece eguali per tutti. Credo che non sia un semplice gioco linguistico ma una questione di sostanza.

    Questa inclusione. Risposta a Goussot/Il dibattito sui BES 10

    004 jqueryTorno a parlare di BES, stimolato dall’intervento del prof. Goussot. Premetto che io non mi intendo di pedagogia (ma solo di normativa), mentre l’intervento di Goussot è giocato tutto sul versante della pedagogia. Però, siccome ho vissuto in prima persona l’integrazione scolastica negli anni Cinquanta, quando ancora essa era di là da essere conosciuta e siccome l’intervento fa alcune considerazioni proprio sulla storia dell’integrazione, mi permetto di intervenire, soprattutto come testimone e studioso della normativa che ha affiancato e sostenuto il processo inclusivo in Italia.

    Nell’intervento si sostiene che la recente normativa ministeriale sui BES, lungi dall’essere l’ampliamento della cultura inclusiva generalizzata, rimarrebbe affetta dalla logica delle categorizzazioni ed, addirittura, delle “ classi speciali e differenziali” che la cultura e la prassi dell’integrazione scolastica avrebbe voluto superare. Infatti la normativa avrebbe dapprima regolato gli interventi a favore degli alunni con disabilità; avrebbe poi regolato gli interventi a favore degli alunni con DSA ed avrebbe infine esteso questi anche agli alunni con BES, termine assai generico in cui si accomunano numerose altre categorie, formandone una terza composita in aggiunta alle due precedenti. Questo processo normativo, lungi dall’aver realizzato l’inclusione generalizzata, avrebbe determinato un’esaltazione delle differenziazioni categoriali.

    Questa ricostruzione storica mi lascia perplesso. Infatti io ho frequentato la scuola comune come minorato visivo e debbo ai miei docenti curricolari di allora (quelli per il sostegno non erano ancora neppure nella mente di Giove) che si sono sforzati di aiutarmi a comunicare, tenendo conto che ero un minorato visivo. Mi hanno molto aiutato i miei compagni che pure hanno tenuto conto che ero un minorato visivo, prendendo appunti per me, venendo a casa per leggere ad alta voce in modo che io potessi fare i compiti etc. Per le traduzioni in classe dal Latino e Greco, il docente delle discipline mi si sedeva accanto col vocabolario sulle ginocchia e mi diceva “ dimmi il nominativo o il paradigma che ti serve; se me li dici giusti, io ti leggo ciò che è scritto sul vocabolario; altrimenti resto muto”. C’è quindi stata una didattica adattata alla mia situazione personale, che mi ha permesso di superare ottimamente il corso dei miei studi, compresa l’università.

    Mi si potrebbe obiettare che io ero solo un minorato della vista, mentre con gli alunni con disabilità intellettive è cosa diversa. E qui è proprio il punto. Allora in una piccola città siciliana, Gela, un minorato visivo in una scuola era un marziano. Eppure la scuola si è adattata a rispondere ai miei bisogni educativi speciali.

    Gli scrittori del Medio Oriente e dell'Africa Mediterranea/ Scrittori del mondo 2

    c3a9picesProsegue la programmazione estiva di LN attraverso la quale presentiamo ai nostri lettori una mappa degli scrittori attivi dopo il 2000, suddivisi per macroarea geografica e culturale. Oggi ci occupiamo degli scrittori del Medio Oriente e dell'Africa meridionale.

     

     

     

     

    Abdolah KaderKader Abdolah

    Abdolah (Arak, 1954), prima perseguitato dal regime dello scià e poi costretto da Khomeini ad abbandonare l’Iran, vive dal 1988 in Olanda e qui ha dato avvio alla sua carriera di romanziere, scrivendo in olandese in una prosa limpida, lineare, la cui nitidezza ha la potenza lirica ed epica di un’antica narrazione orale. I primi romanzi, tra cui ricordiamo Il viaggio delle bottiglie vuote (1997) e Scrittura cuneiforme (2000), sono caratterizzati dal continuo oscillare tra passato e presente, tra la modernità dell’Occidente e il fascino arcaico del Medio Oriente. Invece il romanzo La casa della moschea, uscito nel 2005, racconta la vicenda di una famiglia iraniana negli anni turbinosi che vanno dal 1969, quando è al potere lo scià Reza Pahlavi, alla morte di Kohmeini. Come in uno dei tappeti intrecciati nella casa del protagonista Aga Jan, in questo romanzo il narratore intesse un disegno sorvegliato e affascinante, tramato da una sorta di realismo magico, dove le atmosfere e i personaggi fiabeschi entrano in collisione con la drammaticità della storia, con la sua violenza che spezza ogni corrispondenza tra l’uomo e il paesaggio naturale. L’incalzare di una modernità già guasta travolge il mondo isolato e immobile di Aga Jan, governato per secoli dalle leggi dure e arcaiche della famiglia e della religione.

    Adonis  foto di Alvise Nicoletti-IEDAdonis

    Adonis, nato in Siria nel 1930 ma naturalizzato libanese, è considerato uno dei massimi poeti contemporanei in lingua araba. Tra i grandi temi della sua poesia c’è quello autobiografico dell’esilio. La sua scrittura si apre al tentativo di sublimare l’assenza e la lontananza, mentre, paradossalmente, l’esperienza autobiografica diventa narrabile solo a patto di essere trasposta in uno scenario cosmico e atemporale: «Diremo la verità: / noi siamo l’assenza / non ci ha generato un cielo né la polvere / siamo schiuma che evapora dal fiume delle parole / ruggine in cielo e le sue costellazioni / ruggine nell’esistenza!», recita una sua poesia inclusa nella raccolta Ecco il mio nome (Donzelli, 2009). La tensione esistenziale e metafisica convive nei suoi testi con l’utopia di un nuovo umanesimo, fondato sul dialogo e sull’incontro con gli altri. Adonis ha rinnovato profondamente la tradizione poetica araba con l’introduzione del verso libero, con l’alleggerimento della metrica e la semplificazione del linguaggio.

     

    Jelloun Tahar BenTahar Ben Jelloun

    Tahar Ben Jelloun (Fes, 1944) è uno scrittore marocchino in lingua francese che, dopo aver esordito come poeta, si è affermato anche come narratore e saggista. La sua scrittura polifonica combina i moduli letterari occidentali con gli echi dell’antica tradizione araba. La ragione di questa contaminazione tra Oriente e Occidente va ricercata nella sua formazione “plurale”, all’incrocio tra culture diverse, tra il Marocco e Parigi, dove ha conseguito il dottorato in psichiatria sociale con una tesi sulle condizioni di vita degli immigrati nordafricani in Francia. L’analisi attenta dei fenomeni sociali, la riflessione sul problema dell’emarginazione e sulla complessa questione dell’identità hanno una rilevanza centrale nei romanzi Creatura di sabbia (1985) e Notte fatale (1987), mentre l’impegno politico e civile prevale in altri libri di successo come Il razzismo spiegato a mia figlia del 1998 e L’ultimo amico del 2004.

    Gli scrittori dell'Africa subsahariana/ Scrittori del mondo 1

    africa-mercatoDa oggi inizia la programmazione estiva di LN, attraverso la quale presenteremo ai nostri lettori dei brevi profili di alcuni tra i più noti narratori e poeti attivi dopo il 2000, suddivisi per macroarea geografica e culturale. Negli ultimi anni la geografia del mondo è cambiata in modo tanto radicale da consentirci di guardare alla storia della letteratura da una nuova prospettiva allargata e policentrica. La globalizzazione, lo sviluppo dell’informatica e dei trasporti, la diffusione dell’inglese come lingua internazionale, i flussi migratori, l’emancipazione culturale dei popoli dal dominio coloniale, la presenza di un pubblico che legge i libri in traduzione: tutti questi elementi condizionano profondamente la letteratura del nostro tempo proiettandola in una dimensione mondiale. 

    Questa qui proposta è una mappatura aperta e in progress, una lista parziale e via via aggiornabile di letture, più o meno complesse, che il docente potrà suggerire agli studenti per coinvolgerli in una indagine sul presente. Per queste ragioni invitiamo i nostri lettori ad integrare e ad arricchire questa prima selezione, utilizzando i commenti per indicare altri nomi di autori del nuovo millennio che ritengono significativi, raccontando la propria esperienza didattica, condividendo le proprie letture o suggerendone altre. 

    Ciascuno dei 94 autori presentati verrà collocato in corrispondenza del paese di provenienza, in cui è radicata la sua identità, anche quando la lingua della scrittura non coincide con la lingua madre, come accade soprattutto nel caso degli scrittori originari delle ex-colonie. Iniziamo con gli scrittori dell'Africa subsahariana.

    Achebe Chinua foto di Don HamermanChinua Achebe

    Achebe, di etnia igbo, nato in Nigeria nel 1930, è universalmente considerato il massimo scrittore africano. Non è irrilevante che Achebe sia nigeriano: la Nigeria è infatti lo Stato dell’Africa subsahariana in cui vengono scritti più romanzi, anche se l’instabilità economica e politica, l’inadeguatezza dell’editoria, la terribile guerra civile seguita al tentativo di secessione del Biafra e il persistente analfabetismo hanno ostacolato la circolazione dei libri. Nonostante ciò, a partire dalla fine del protettorato britannico (1960), in Nigeria si è andata affermando una cultura del romanzo, alimentata soprattutto dalle opere di scrittori che, come Chinua Achebe, appartengono alla tribù degli Igbo, gli sconfitti dalla guerra civile. La storia di questa nazione è stata riscritta non dai vincitori, ma dai vinti. La trilogia che riunisce i primi romanzi di Achebe, Il crollo (1958), Ormai a disagio (1960) e La freccia di Dio (1964), ambientati in un villaggio igbo ai primi del Novecento, rappresenta in modo emblematico la disgregazione della società e della cultura africana sotto il giogo del colonialismo europeo. Le sue sono opere esemplari della letteratura postcoloniale e descrivono il mondo africano attraverso il realismo tipico del romanzo europeo ottocentesco. La scelta del realismo e della chiarezza obbedisce ad un preciso intento pedagogico: l’autore ha dichiarato che i suoi libri ambiscono a restituire agli africani l’orgoglio di un’appartenenza e di un’identità «raccontando in termini umani quello che era accaduto loro, quello che avevano perso». Non è un caso che Il crollo abbia avuto fortuna anche come libro di testo adottato in tantissime scuole africane.

    Maxuell Coetzee JohnJohn Maxuell Coetzee

    Cootzee è uno scrittore sudafricano di lingua inglese, nato nel 1940, premio Nobel per la letteratura nel 2003. Interessato a rileggere i grandi capolavori del passato da una prospettiva interculturale, nel 1986 pubblica il romanzo Foe (che in inglese significa “nemico”), una riscrittura del Robinson Crusoe di Daniel Defoe in chiave postcoloniale, tramata di una sottile rete di rimandi metaletterari. Il romanzo s’incentra sul rapporto contraddittorio tra Susan, una donna bianca scampata a un naufragio, e Venerdì, un indigeno muto. Susan vorrebbe civilizzare Venerdì, insegnandogli l’alfabeto, ma l’indigeno resta chiuso nel suo silenzio: nessuna comunicazione può stabilirsi tra i loro mondi in conflitto. L’incomunicabilità tra i popoli e tra le generazioni, la questione dell’apartheid, la solitudine e la violenza contro cui è vana ogni difesa: questi sono i temi ricorrenti dei più interessanti libri di Coetzee, come Aspettando i barbari, La vergogna ed Elizabeth Costello.

    I bisogni umani di crescita ed apprendimento non sono speciali/ Il dibattito sui BES 9

    YO language stigma1La questione terminologica

    E’ stato scritto che “il concetto di BES non ha alcun valore clinico, ma "politico" e dunque dovrebbe agire nei contesti delle politiche di riconoscimento dei diritti e di allocazione delle risorse. L'eventuale sua utilità dovrà essere in questi contesti, in cui recentemente è apparso con evidenza anche a livello nazionale con la Direttiva di Dicembre e la Circolare di Marzo[…]." (Ianes)

    Siamo d'accordo, ma non possiamo non rilevare una contraddizione in termini quando leggiamo (sempre in Ianes)

    "Nel merito di questi due provvedimenti, ritengo comunque che essi siano passi avanti verso una scuola più inclusiva, anche se il concetto di BES è ancora prevalentemente centrato sulle patologie e non sul funzionamento umano ICF e quello di inclusione, di conseguenza, è ancora visto come estensione ad alcuni alunni (con BES) di azioni individuali di personalizzazione-individualizzazione (peraltro necessarie) piuttosto che come strutturazione diffusa di Didattiche inclusive."

    Ancora non  possiamo non essere d’accordo sui principi generali riportati e sull’intento dichiarato di una “strutturazione diffusa di Didattiche Inclusive”  ma simile intento è tradito dalle parole “alunni con BES”. Quando, un qualsivoglia provvedimento permette  l’impiego di una tale terminologia  (che sia “I miei alunni con DSA” o “i miei alunni con Deficit di Attenzione ed Iperattività” “i miei alunni con BES” o “con FIL”…) anziché chiamare per nome e cognome ogni singolo studente,  nasconde l’ottica della ghettizzazione. Proprio per questo, esprimiamo un dubbio, un ragionevole dubbio come ricerca della verità, a proposito  dell’ennesima etichettatura “Bisogni Educativi Speciali” . Noi insegnanti, educatori e pedagogisti dobbiamo lavorare  per una scuola migliore e di qualità per tutti, e non creare categorie e ghetti, funzionali alla logica della medicalizzazione - cioè del profitto - più o meno mascherata come estensione dei diritti da una categoria di persone ad un’altra.

    Per un movimento pedagogico-educativo

    Dobbiamo riprenderci l'educazione, per dare ad ognuno quello di cui abbisogna secondo i suoi mezzi – cioè tenendo conto e rispettando la sua personale biografia - e non “privilegiare” soltanto coloro che pagano lo stigma di una segnalazione per  un “disturbo” o per  un  “bisogno educativo-apprenditivo” non soddisfatto dal precedente iter scolastico.

    Siamo per una ripresa del ruolo guida della pedagogia nella scuola e nella società, per riprenderci la delega offerta agli  esperti  della “psiche”  ed imposta dal sopravvento della cultura “terapeutica”, intesa in senso clinico - e non in quello, etico e pedagogico, del prendersi cura del prossimo - importata dal mondo anglosassone a partire dalla metà del secolo scorso, sotto forma di massiccia prassi medicalizzante al servizio del profitto ricavato dall’invenzione di disturbi e malattie  alla moda, come “il mito del bambino iperattivo.” Occorre una risposta ai bisogni educativi personali di tutti: contro lo  stigma, le etichette e le categorie dei disturbi misti o dei bisogni speciali (anche  perché dallo “speciale” al “disturbo” il cammino potrebbe essere  breve e scivoloso).