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Piccolo dizionario della didattica multimediale. L-Z

10387741-words-in-a-wordcloud-of-web-2-0-concept-of-internet-and-web-site-developmentLa didattica multimediale sta entrando nelle nostre classi a tappe forzate. Il suo impiego però non sempre è accompagnato da una seria riflessione critico-pedagogica. Crediamo che un piccolo dizionario della didattica multimediale possa essere l'inizio di una discussione che auspichiamo ampia, problematica e aperta. Oggi Claudia Carmina tratta le voci learning object, libro misto, libro interattivo, lim, nativi digitali, immigrati digitali, Opening Educational Resources, Podcast, Videocast, portfolio digitale, Portfolio digitale, social network, videoconferenza, web 2.0, wiki

Learning object

Si definisce così ogni risorsa didattica digitale e non digitale che possa supportare l’apprendimento con le nuove tecnologie. I Learning Object sono caratterizzati da quattro tratti distintivi: la granularità (perché sono strutturati come singoli granelli di conoscenza, che possono essere aggregati con altri Learning Object e inseriti in una catena di senso, e come pillole formative autonome, dotate di significato compiuto, che hanno una durata breve, commisurata alle capacità di attenzione dell’utente); la reperibilità (perché sono marcati dall’indicazione di alcune parole-chiave e ciò li rende facilmente indicizzabili e rintracciabili); la riusabilità (perché, in virtù della loro autonomia, possono essere utilizzati in vari contesti); l’interoperabilità (perché possono essere fruiti attraverso media diversi e inseriti in tutti gli ambienti di apprendimento che rispettino determinanti standard).

Libro misto

Un decreto ministeriale del 2009 impone che ogni libro di testo debba essere composto da una parte cartacea e da una espansione digitale. In risposta al decreto le case editrici scolastiche hanno elaborato differenti proposte. La Palumbo, ad esempio,  ha ideato il Webook, termine che condensa i vocaboli “web” e “book”: si tratta di un’espansione online del manuale cartaceo, destinata agli studenti, che contiene materiali multimediali e testuali, pensati per integrare e arricchire i contenuti del libro. In particolare tra i materiali presenti nel Webook vanno ricordati i podcast scaricabili sul computer o su dispositivo mobile; i testi on line (generalmente testi di approfondimento corredati da immagini che, tramite una rete di link, rimandano a siti in cui è possibile trovare ulteriori informazioni e spunti di riflessione); le risorse multimediali, come animazioni, gallerie fotografiche e raccolte di video; i contenuti per la lavagna interattiva, cioè tutti quei materiali che possono essere fruiti tramite le lavagne interattive elettroniche, come presentazioni multimediali, esercitazioni e test di autovalutazione.

Libro interattivo e suggerimenti didattici

È una versione digitale del libro cartaceo che offre la possibilità di effettuare una “navigazione” al suo interno, grazie a una efficace interfaccia grafica attraverso cui è possibile accedere a una serie di contenuti extra. Si parla più esattamente di libro ipermediale quando i contenuti extra sfruttano le funzionalità di diversi media (come accade nel caso di contributi audio, video, animazioni, ecc.). I libri interattivi e ipermediali replicano i contenuti del volume cartaceo aggiungendovi il plus dell’interattività, coniugando il modello di apprendimento tradizionale con quello basato sulle nuove tecnologie. Combinando linguaggi diversi, questi prodotti vanno incontro alle mutate esigenze e al gusto degli studenti, abituati a muoversi in contesti caratterizzati dall’interazione sinergica tra codici diversi. Il libro interattivo valorizza quindi la centralità dell’alunno e della classe all’interno dei processi formativi e costituisce uno strumento valido e importante per migliorare il lavoro didattico.

Lim

È un acronimo che sta per Lavagna Interattiva Multimediale. La LIM è una lavagna touch screen collegata ad un computer e ad un proiettore. La LIM da una parte conserva le funzionalità di una lavagna tradizionale, perché si presenta come una superficie interattiva su cui è possibile scrivere e disegnare con una penna elettronica, dall’altra sfrutta le nuove risorse del digitale e della multimedialità, proprie di un computer. La lavagna interattiva permette all’insegnante di coinvolgere la classe nella lezione in modo efficace, visualizzando in aula i testi e lavorando con gli studenti sui documenti proiettati, facendo interagire e dialogare media diversi, passando facilmente da un’applicazione all’altra, con la possibilità di collegarsi alla Rete.

Nativi digitali e immigrati digitali

Con questa espressione la maggior parte degli studiosi intende riferirsi alla generazione di coloro che sono nati a partire dal 2000, vale a dire dopo la diffusione di Internet (c’è però chi retrodata l’apparizione dei nativi digitali alla seconda metà degli anni Ottanta, in concomitanza con la diffusione del sistema operativo Windows). Il “nativo digitale” è abituato a vivere in un ambiente ad alto contenuto tecnologico e a muoversi con naturalezza in una società “multi-schermo”, dominata dalla televisione, dal computer, dal cellulare, dalla console di videogiochi, dagli innumerevoli schermi interattivi, che hanno plasmato le sua competenze, il suo immaginario, il suo approccio all’apprendimento e il suo modo di relazionarsi al mondo. Al contrario dei nativi digitali, gli “immigrati digitali” hanno conosciuto le tecnologie digitali solo in età adulta.

OER (Opening Educational Resources)

Sono risorse didattiche aperte che possono essere modificate dall’insegnante per adeguarle in modo efficace al contesto pedagogico. Si tratta di materiali vari (video, libri, dispense, ecc.), di solito di proprietà di archivi pubblici, biblioteche, università o fondazioni, rilasciate senza alcun copyright, quindi di dominio pubblico, o concessi sotto licenze che ne permettono l’utilizzo gratuito o la manipolazione.

Podcast, videocast e usi didattici

Sono rispettivamente registrazioni audio e video scaricabili da Internet. Si tratta quindi di contenuti che si possono vedere e sentire utilizzando il PC, l’Ipod, l’Ipad, il cellulare o lettori di file MP3. Una volta scaricato, il file resta sul supporto: di conseguenza può essere fruito anche in mancanza di un collegamento ad Internet. I podcast e i videocast possono rappresentare un valido aiuto per lo studente, che per esempio può scaricare sul suo cellulare (o su altro dispositivo) e portare sempre con sé sintesi audio degli argomenti trattati nel libro cartaceo, video di conferenze, filmati di utilità didattica e tanto altro ancora.

Portfolio digitale

I portfolio raccolgono esempi di lavori prodotti dagli studenti che hanno la funzione di documentare gli avanzamenti nel processo di apprendimento. In particolare per portfolio digitale, o e-Portfolio, s’intende una raccoglitore digitale, con cui è possibile archiviare e pubblicare sul Web compiti, prove, informazioni, link, fotografie, video e tutto il materiale utile per attestare e accreditare il proprio patrimonio di conoscenze, abilità, competenze ed esperienze.

Social network, suggerimenti didattici

Con quest’espressione ci si riferisce, per metonimia, sia al contenitore sia al contenuto: per social network s’intende da un canto la piattaforma informatica che ospita e produce la rete sociale, dall’altro la rete sociale stessa. Il social network è infatti uno spazio di condivisione online, una sorta di piazza virtuale e virtualmente senza confini, dove ogni utente crea e gestisce il suo “luogo”, cioè costruisce la propria pagina di profilo con i suoi dati personali, interagisce con gli altri, entra in contatto con amici e amici di amici, stringe amicizia con altri utenti, scambia con loro informazioni, fotografie, documenti, video, link e altro ancora, ha la sensazione di appartenere ad una comunità, esprime le sue preferenze e coltiva i suoi interessi, fa dei commenti e li pubblica in una bacheca: in breve, intrattiene le sue relazioni in una dimensione virtuale che replica e imita le dinamiche sociali della vita reale.

Tra i social network più frequentati e popolari va certamente annoverato Facebook, creato nel 2004, da Mark Zuckerberg: Facebook è infatti il prototipo esemplare di tutta quella tipologia di reti sociali che mettono al centro “l’amicizia”, obbedendo ad una finalità puramente relazionale. Uno dei vantaggi di Facebbok è quello di proporsi come un “collettore” che permette di collegare e di scambiare informazioni e file provenienti da varie fonti, inserendoli in un’unica pagina di profilo. In questo senso Facebook può costituire un utile ambiente di apprendimento, che dà al docente la possibilità di sfruttare e combinare le funzionalità didattiche di diversi ambienti multimediali (come blog e wiki) per lavorare in modo collaborativo con gli studenti.

Accanto ai social network come Facebook, che mirano in primo luogo alla semplice produzione di socialità, ne esistono però altri che hanno un orientamento tematico e si basano sulla condivisione d’interessi specifici. In questo secondo gruppo rientrano tutte quelle piattaforme online, come YouTube (per la condivisone di video), Flickr (per la condivisione di fotografie), Anobii (per la condivisione di letture e recensione di libri), Linkedin (per la condivisone di profili professionali), che secondo alcuni studiosi andrebbero definite più propriamente social media. Ciascuna delle rete sociali che abbiamo citato può essere utilizzata con profitto nella pratica didattica. Particolarmente interessanti risultano YouTube e Anobii. YouTube permette di pubblicare, visualizzare e condividere dei video, molti dei quali hanno una indubbia spendibilità didattica (si pensi, tra l’altro, ai filmati provenienti dall’archivio storico dell’Istituto Luce o ai video che riproducono interviste a celebri scrittori, artisti, intellettuali); utilizzando Anobii, invece, la classe può costruire una propria pagina-“libreria”, in cui collocare i libri letti nel corso dell’anno scolastico o quelli selezionati dai singoli alunni. Il docente può quindi invitare gli studenti a scrivere delle recensioni ai volumi esposti nella “libreria” virtuale per pubblicarle online e metterle a disposizione della comunità dei lettori, condividendo così suggerimenti di lettura, commenti e valutazioni con gli altri utenti e le altre classi presenti sulla Rete.

Un servizio con caratteristiche proprie e originali è invece Twitter, che coniuga le funzionalità di un social network con quelle di un microblogging (cioè di una piattaforma per la pubblicazione in Rete di piccoli contenuti): Twitter mette a disposizione degli utenti una pagina personale, in cui pubblicare messaggi di testo brevi ed essenziali (non più di 140 caratteri), che possono essere inviati anche tramite sms e posta elettronica e vengono condivisi istantaneamente con tutti gli altri utenti della Rete o solo con la propria cerchia di amici. Il nome Twitter deriva dal verbo inglese “to tweet” che significa ‘cinguettare’ e il simbolo di questo social network è proprio un uccellino blu in volo: l’idea che si vuole suggerire è quella di un cinguettio inarrestabile che attraversa leggero e rapidissimo la Rete (non a caso i messaggi sono denominati “tweet”, cioè “cinguettii”). Uno dei punti di forza di Twitter è rappresentato dalla sua capacità di rendere veloce e democratica la circolazione delle notizie: un esempio di questa democratizzazione dell’informazione si è verificato nell’estate del 2009, quando il mondo ha appreso della rivolta popolare iraniana contro i brogli delle elezioni presidenziali tramite i messaggi pubblicati su questo social network, che di fatto hanno aggirato la censura del regime degli ayatollah. Il docente può utilizzare Twitter non solo per scambiare rapidamente informazioni con gli studenti, ma anche per proporre mirati esercizi di scrittura, ad esempio invitando la classe ad intervenire alla discussione su una tematica scelta esprimendo le proprie idee e i propri commenti in messaggi chiari ed efficaci che rispettino il limite di 140 caratteri assegnato per l’estensione del testo.

Uno strumento pensato specificamente per il mondo della scuola è Twieducate: questo servizio, permette agli insegnanti di creare una classe virtuale e scambiare messaggi, immagini e video soltanto con la ristretta cerchia composta dagli alunni che si sono registrati.

Videoconferenza e suggerimenti didattici

È una conferenza, basata sull’interazione sincrona di audio, video e dati, che permette a due o più partecipanti di comunicare e interagire, pur trovandosi in luoghi differenti. La videoconferenza è utilizzata nella didattica a distanza per far interagire in tempo reale il docente e gli studenti, che sono collegati contemporaneamente alla Rete. Inoltre molti sistemi di videoconferenza, come ad esempio Skype, consentono non solo di scambiare messaggi attraverso un servizio di chat, ma di disporre di uno spazio di lavoro virtuale, in cui i partecipanti possono condividere testi, immagini, tabelle, ecc.

Web 2.0

Questa locuzione, coniata nel 2003, definisce l’evoluzione del Web avvenuta negli ultimi anni, caratterizzata dal trionfo di un’architettura partecipativa, dalla dinamicità, dalla condivisione e dall’interazione: il passaggio dal Web 1.0 al Web 2.0 è stato scandito dal successo di Google e dalla proliferazione di social network, blog e wiki che si sono sostituiti ai vecchi siti statici.

Wiki, suggerimenti didattici

È uno strumento che consente ad una pluralità di utenti di lavorare in modo collaborativo su qualsiasi argomento attivando una pagina Web condivisa. Il Wiki più rinomato è l’enciclopedia online Wikipedia, disponibile in varie lingue. Dal momento che il contenuto di Wikipedia è modificabile da chiunque, le informazioni reperite in questa enciclopedia online vanno sempre incrociate e confrontate con quelle di altre fonti più autorevoli per verificarne l’attendibilità. In questo senso, un buon esercizio da proporre alla classe è quello di consultare il profilo di un grande scrittore ospitato su Wikipedia per controllare che le informazioni riportate siano corrette e per arricchire il testo originale con l’aggiunta di notizie ulteriori e dettagli significativi. Gli studenti sono chiamati a correggere e ad integrare la pagina Web sulla base delle proprie conoscenze letterarie. Questo semplice esercizio non solo consente di mettere alla prova le conoscenze degli alunni sull’argomento in questione, ma attiva le competenze trasversali e fa riflettere la classe sul rapporto contraddittorio che si stabilisce tra informazione e nuovi media: infatti le nuove tecnologie, favorendo un accesso interattivo e personalizzato all’informazione, possono anche finire con il disinformare, mettendo in circolo notizie false e infondate. Leggere criticamente ed, eventualmente, modificare il testo di Wikipedia permette infine di esercitare le capacità di scrittura, coinvolgendo la classe in un lavoro collaborativo: gli studenti devono cooperare e impegnarsi nella stesura di un testo coerente che nasca dalla rielaborazione delle idee condivise, emerse nel corso della riflessione e della discussione in aula. Non va poi dimenticato che il Wiki conserva traccia delle diverse versioni di uno stesso testo, che è stato via via ritoccato o trasformato: questa funzione ha il vantaggio di rendere trasparente il processo di scrittura in tutti i suoi snodi cruciali, dall’ideazione del testo alla sua stesura, dalla revisione alla pubblicazione sul Web. Si sviluppa così l’abilità di autovalutazione dello studente che può passare in rassegna le singole tappe del lavoro, riepilogando velocemente l’iter di apprendimento e di costruzione della conoscenza. Al di là dell’esercizio di verifica e di integrazione dei testi contenuti in Wikipedia, è possibile utilizzare didatticamente un Wiki in vari altri modi: ad esempio, è possibile realizzare un Wiki dedicato ad uno specifico argomento di studio o, più in generale, alle attività della classe. Va precisato che i Wiki consentono di svolgere le stesse attività praticabili anche attraverso l’uso dei blog, con una differenza sostanziale: mentre il Wiki presuppone un lavoro cooperativo che mette insieme una molteplicità di punti di vista e promuove la collaborazione all’interno di un gruppo, il blog riflette un punto di vista soggettivo e prevede la centralità dello scrivente. Questi è il solo a gestire i contenuti del blog; gli altri utenti si limitano ad intervenire nella discussione tramite i commenti. Per questa centralità della voce narrante, il blog è più facilmente governabile dal docente che qui può orientare la discussione concentrando l’attenzione degli studenti su un tema dominante, scelto da lui; viceversa il wiki garantisce una maggiore libertà alla classe, che può modificare qualsiasi elemento si trovi sulla pagina, trasformando via via il progetto di partenza.

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