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Il progetto di legge sul miglioramento della qualità inclusiva. Precisazioni

9 novembre 1989, quando un italiano fece cadere il muro di Berlino Ringrazio il prof Goussot per aver voluto prendere in considerazione le mie osservazioni a difesa della PdL sul miglioramento della qualità inclusiva della scuola, presentata recentemente alla Camera, atto Camera n. 2444. Mi soffermerò sulle sue ultime tre osservazioni, che penso potranno essere chiarite, poiché prevalentemente dovute alla mia incompetenza pedagogica, essendo un leguleio.

 
1.

Sembrerebbe che io sostenga una formazione dei docenti specializzati sulle “patologie” dei singoli alunni con disabilità. Io parlo da ex alunno minorato della vista che ha studiato nella scuola pubblica nel profondo Sud a Gela in Sicilia alla fine degli anni Quaranta e sino all’anno 1957. Io non ho avuto ovviamente il docente per il sostegno e mi sono trovato benissimo, poiché avevamo una classe con meno di 20 alunni, docenti curricolari disciplinarmente e didatticamente preparati e compagni inclusivi coi quali collaboravo in classe e studiavo a casa, non potendo io leggere i libri per i compiti.

Dico che ci vuole qualcuno che conosca i canali comunicativi degli alunni coi quali lavora. Io ero allora ipovedente; se fossi stato totalmente cieco come avrei potuto imparare a leggere e scrivere se non avessi avuto un docente, non importa se curricolare o per il sostegno che conosceva il breille? Lo stesso valga per gli alunni sordi (a proposito ho espressamente distinto nel mio intervento, i sordi oralisti da quelli segnanti ); quanto agli alunni autistici ed altri mi sono limitato ad indicare a mo' di esempio le tecniche comunicative più note, ma non intendevo né intendo prediligerne una rispetto alle altre. Quanto agli ICF, tutti indicano questa metodologia utile per la conoscenza per l’individuazione dei bisogni educativi di tutti gli alunni, non solo di quelli con disabilità; non ho inteso sostenere che l’ICF possa fornire indicazioni circa la formulazione del PEI, limitandosi l’ICF a facilitare la formulazione della diagnosi funzionale. A tal proposito nei precedenti punti della mia difesa della PdL ho dato ampio spazio al ruolo della famiglia nella formulazione della diagnosi funzionale e del PEI; anzi nella più recente formulazione della nostra PdL introduciamo un articolo, suggeritoci dal prof Andrea Canevaro, relativo all’importanza della pluralità dei “sostegni di prossimità”, flessibili col crescere in età degli alunni.

Il punto che è causa di molte critiche ricevute dalla PdL riguarda i ruoli separati per l’inquadramento dei futuri docenti per il sostegno. Noi proponiamo una formazione iniziale dei futuri docenti per il sostegno che parta da un triennio di laurea in scienze della formazione; quindi una base di forte impatto pedagogico e didattico. Poi si passerebbe al biennio di specializzazione, sempre contrassegnato dalla pedagogia generale e dalle didattiche speciali; ciò perché oggi nessuno dei docenti sa comunicare con gli alunni che hanno maggiori complessità. Ma non c’entra per nulla la sanità; c’entrano solo i canali comunicativi, senza il possesso dei quali, nessuno riesce a comunicare con chi usa solo quei canali.

Poi concludiamo con un anno di tirocinio ai fini dell’abilitazione. Quindi siamo nuovamente nel campo della didattica generale e delle singole discipline.

Come FISH chiederemo, come abbiamo già fatto per il passato, alla SIPES, società italiana di pedagogia speciale, ed ad altri pedagogisti di indicarci i contenuti per lo svolgimento di questi sei anni di studio, di orientarci sui contenuti della formazione iniziale di tutti i futuri docenti e della formazione obbligatoria in servizio. Quindi spero di aver fugato i timori di sanitarizzazione. Non riteniamo invece che la separazione delle carriere, vista questa preparazione, crei mancanza di inclusione; invece elimina la discontinuità didattica, che attualmente è una grave piaga specie per gli alunni con disabilità intellettiva

2. 

Quanto ai controlli anche repressivi da parte del MIUR sulla corretta gestione dei corsi di specializzazione, debbo rendere noto che il direttore di un’università privata ci aveva segnalato delle gravi violazioni nella gestione dei suoi corsi, che continuavano a svolgersi per volontà dei gestori dell’università, malgrado le sue controindicazioni. Abbiamo presentato lo scorso anno due interrogazioni parlamentari, alle quali il Ministero ha risposto che tutto andava bene e che comunque il Ministero, data l’autonomia universitaria, non poteva intervenire. A noi sembra assurdo che il Ministero, dopo aver emanato norme assai dettagliate, non possa intervenire per farle rispettare o, in persistente violazione, sospendere i corsi. Per questo introdurremo questa norma che non intende assolutamente entrare nell’autonomia della didattica, ma solo garantire il rispetto della normativa.

3.

Quanto agli indicatori di qualità, questa è materia che conosco bene, avendo pubblicato nel 2000 con il Centro studi Erickson di Trento una molto articolata ricerca sull’integrazione scolastica delle Persone Down. E’ indispensabile individuare degli indicatori strutturali, di processo e di esito, a livello pedagogico-didattico e normativo, sulla base dei quali poter effettuare le autovalutazioni e le valutazioni di soggetti terzi circa il livello di qualità inclusiva realizzata nelle singole classi e nelle singole scuole. Senza di ciò, l’integrazione continuerà a svolgersi in modo casuale, mentre noi vorremmo che fosse un processo scientificamente validabile e valutabile.

Alla luce di queste mie precisazioni, spero che i timori avanzati dal prof Goussot possano essere stati fugati; in caso contrario, sarò lieto di essere “messo al muro” dal Prof per riconoscere che le nostre posizioni non sono seriamente fondate.

Ancora grazie per la pazienza e cordiali saluti.

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